Gala Dalì

Imperare sibi maximum imperium est

domenica, 23 ottobre 2005

Inizierei da cinque litri di sangue che scorrono sul pavimento. Legno, non parquet. Un legno disomogeneo a travi grosse non levigate e vecchissime. Opache. Ma calde. E l'intero sangue di un uomo versato sopra, telecamera vicinissima, luce pomeridiana da una finestra, l'obiettivo si muove lentamente come il sangue. Per la musica non ho idea, ma l'idea è quella di far vedere quanto sia davvero il sangue che un uomo morto possa perdere, che un uomo vivo possa contenere. Perché la differenza è lì, nel moto del sangue dentro le vene. Credo sia stato scoperto nel Seicento il sistema di circolazione. Ma potrebbe essere una clamorosa stronzata. "Ma l'ho letto sul giornale che vuoi dire che i giornali sparano minchiate?". E perché no?

E' giusto così, giusto un capriccio. Guardate quanto sangue contenete. Ma non è orrendo? Una donna dovrebbe essere abituata, è vero. Potrebbe essere una fortuna. Da bambina mi faceva impressione chi aveva impressione del sangue. Quand'è cambiato tutto?

Ora il mio stomaco e tutta la mia pelle tremano aggrovigliati alla sola idea di cinque litri di sangue. E' per questo che l'idea di vederli mi attira tanto. E' il Sublime, il senso di piacere dell'orrido.

Ma non so cosa c'entrasse.. Ho solo visto Oliver Twist..

E la gente, dio, la gente mi fa impazzire. In senso positivo, la osserverei per ore. Se avessi studiato psicologia avrei fatto una tesi di laurea sulla dinamica di approccio al cibo nel piatto, durante una bella cena elegante. E poi mi sarei detta da sola... Ma vai a lavorare in miniera con l'amalgama al mercurio, deficiente.

Ah, ho un genio di Prof. di storia moderna, l'unico uomo al mondo per cui mi alzo alle sei e mezza del mattino da quando sono uscita da scuola. Sarebbe orgoglioso se lo sapesse? ;)

Mi piace quello che faccio, è una fortuna. Ma non fa bene interrogarsi troppo.

Vado a dormire. G_%

Postato da: galadali alle 01:48 | link | commenti |

giovedì, 13 ottobre 2005

Piove. Raggiungo la macchina per posare l'ombrello e lo zaino, per iniziare a camminare a piedi sotto l'acqua e il freddo che addosso non sento nemmeno.

Piove è un'azione che inizia e non finisce più, è rumore è immagine è sentimento. Si poggia su di me e arriccia i miei capelli e poi impregna il mio maglione e bagna scarpe e pantaloni, ma a me non interessa molto, punto il tabacchino per comprare delle Merit che non fumo da settimane.

Poi torno in macchina. Il buio del cielo. Spengo i fari per tornare a casa dove trovo buio e freddo e mio padre in cucina che esce un attimo dopo il mio rientro.

Piaceva troppo ad entrambi la casa vuota per dividerla?

Mi telefoni per vedere se mi sono calmata. Sondi il terreno. Invece di dirmi scusa Amore, dirò a quella puttana di non cercarmi più.

Sondi il terreno per vedere se io sono ancora arrabbiata e se tu devi ancora sottometterti alla mia richiesta.

Trovo che tutto questo sia assurdo. Che dopo tutti questi anni abbiamo ancora problemi di tal genere.

Cosa vuoi dirmi allora quando dici ti amo? Si torna insieme dopo secoli, perché non riuscivamo a dimenticarci. Qual è il senso di avere ancora rapporti ambigui con altre persone? Potevi benissimo stare con chi altro volevi, è da due anni che stai con chi vuoi. Se scegli di nuovo me è perché non puoi amare altri che me, e se io lascio chiunque è perché non posso amare altri che te. Non ho più bisogno di esserti infedele, non mi interessa più nessuno. E quando dici le stesse cose come fai poi a cadere in tale contraddizione con i fatti?! Mi hai sempre fatto impazzire. Di dolore e male e amore e rabbia. Sbatto le cose prendo a calci la tua sedia lancio il mio zaino contro il pavimento.

L'amore non è altro che la strada con cui ci raggiunge la follia. Ho dentro un tale groviglio da potertici impiccare.

Postato da: galadali alle 22:16 | link | commenti (4) |

 

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