Imperare sibi maximum imperium est
Cinquanta esatti sms nel giro di un minuto. Fatti fuori, cancellati, senza nemmeno rileggerli.
E non me ne frega un cazzo delle parole che ho perso, se persi ne sono i mittenti.
Cose così altrimenti ti restano attaccate addosso per secoli e tu non vuoi più nulla e vuoi solo andare avanti.
Nemmeno m'importa per dove, del resto. Avanti è già un bel posto se qui non lo è. A prescindere da cosa contenga, perché puoi sempre abbandonarlo per andare ancora oltre.
A me non sarebbe mai successo e non pensavo mi sarebbe accaduto mai. Io conservo persino i chewingum che tu butti nella mia macchina. Il pezzo di cartina che avanza quando rulli una sigaretta. Io ho tutto delle persone con cui sono stata. Maniacalmente tutto. Quasi persino i capelli che rimangono per caso sul pavimento. Lo so, è da folli, ma non è questo il punto.
Il punto è che se mi tengo un capello c'è da immaginare cosa faccia con le carte dei regali e le parole di un sms...
Ed invece.... Crack. Diceva "Fran!" Baricco in Novecento, ma qualcuno mi ha già usato contro quest'esclamazione, così adesso il suo suono non è più il suono delle rotture, ma è il suono di una rottura, quella, e così per parlare delle altre adesso mi occherà dire Crack.
E ben venga, Crack è avanti rispetto a Fran, siamo sempre lì.
La vita è un'unica serie di abbandomi e nuovi incontri, di fatti che non ti saresti mai atteso, di promesse che quando le hai fatte e quando poi le hai tradite in realtà non le hai mai tradite perché si dà il caso che eri già morto prima. Tu, quello che ha promesso. Ti rimane l'essere incastrato in quelle volute mentre sei già andato avanti, e questa discrasia è esattamente ciò che io chiamo cambiamento, o più semplicemente vita.
Allora io oggi apro il cellulare con lo sportellino a cozza e prendo gli sms e Crack, te ne tiro fuori 50 lanciandoli in un attimo nel vuoto. Non ho nemmeno avuto il tempo di pensare. E a che minchia serve pensare, si dice qui in Sicilia?! Io la testa la uso per studiare, per scrivere, per imparare cose nuove in qualunque ambito mi sia possibile. Ma quando devo camminare... io quello che d'ora in poi voglio usare è il senso d'orientamento. L'odore della semplicità.
Crack. Voi e i vostri messaggini del cazzo. Voi e le vostre parole che non sono più vostre. O non sono più mie, dacché io cambio di continuo e tu non mi hai mai più saputo trovare.
Non è allegro il posto dove mi nascondo, poiché manca di ogni speranza, ma di certo è un posto dove le offese che l'umanità si porta dietro a strascico e sbavatura della propria essenza non giungono sporche come altrove.
E poi la semplicità di un amico coi capelli rossi e le lentiggini. Come a dire sì. La leggerezza è l'unica strada.
Questa sera farò uno spettacolo che aspettano tutti da un anno. Ed io, alle 16.36 di questo pomeriggio, cambio la scaletta degli ospiti e ritiro le nubi per far posto ai sorrisi.
GalaBlackbirdSingingInTheDeadOfNight* (...take these broken wings and learn to fly, you were only waiting for this momento to be FREE).
Ed il mio corpo sudato e la musica che lo invade e gli arti lanciati contro lo spazio intorno come fossero slegati dal resto della carne, e come fossero parole che urlo mentre canto e note che escono dalla mia gola con l'energia di un gesto sfatto.
E tutto questo perché il mio corpo è mio, ed è amato, e dentro ci sto bene come un haiku nel cuore.
La pelle che brucia di sole. I capelli di sabbia e sale. Il convesso del mio concavo nell'aria.
Et moi, enfin. Dentro e fuori di me.
G*
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