Gala Dalì

Imperare sibi maximum imperium est

mercoledì, 30 marzo 2005

Eh sì che il tempo passa.

Quando io ero piccola e lei era già una piena donna i suoi occhi forse mi guardavano con poca convinzione dei miei vestiti da adolescente, delle mie piccole storie d'amore, dei miei capelli crespi.

Lei invece era perfetta da mattina a sera. Vestiti, capelli, uomini, fissata con i colori in pendant, aggressiva e forte, sottile e intelligente, l'avremmo detta unica in decine e decine di persone.

E' questo l'effetto che fa ai ragazzini una prof di filosofia geniale e divertentissima, no?

E poi sono passati dieci anni. Forse nove. E questa sera la donna ero io. Con i capelli e le unghie appena fatti, con i mille uomini, sottile e intelligente. Dieci o forse nove anni in cui i suoi capelli hanno mostrato un principio di ricrescita bianca, le sue mani una fede al dito, le sue gambe e le sue braccia una circonferenza appena troppo tonda.

Quanta impressione in me. Davanti alla pelle marcata e alla scelta di un marito che accanto a lei non avrei immaginato esattamente così... Non so, non so.

Io sono cresciuta e dimagrita e maturata. Lei è cresciuta e arrotondata e forse un po' invecchiata.

Ma è questo l'iter che vivremo tutti, non è così? Fra dieci anni mi guarderà la mia improbabile cugina di 15 che oggi m'invidia e mi troverà sfatta e declinata, mentre lei sarà perfettamente in ordine e donna.

E' solo che vederselo così davanti, ciò che significano dieci anni su un corpo, è una cosa che a me risulta forte. Strana coincidenza di argomento con il post di ieri, non trovate? Mi lamentavo del fatto che sette mesi li avevo percepiti come al massimo tre. Anche a lei forse saranno sembrati nulla i dieci anni passati. E invece oggi guarda la vita con che inatteso incontro mi risponde....

Allora la morale è che il tempo passa, avoja se passa, e dove si deposita è il fondo della pelle dei visi e la carne dei corpi e la loro forma e la mollezza e l'attaccatura dei nostri capelli.

Allora la morale è che ti dimenticherò, ma quando avrò una cugina che mi guarda interdetta.

Dio, che spreco! Ma quale boiata è mai la vecchiaia?! E come cazzo è successo che la natura si sia organizzata in questo modo?! C'è da chiederlo alla mia mitica prof di filosofia, se stasera non mi fosse sembrata un'altra donna.

Postato da: galadali alle 01:09 | link | commenti (3) |

martedì, 29 marzo 2005

In questi giorni ho del tutto perso la dimensione razionale dei giorni. Il tempo. La stagione.

E' scoppiata una primavera che mi ha coperta di sole e allergie, ma fino a dieci giorni fa ancora sciavo, e poi mi alzo e sono le cinque di pomeriggio, e poi mi metto a letto e sono le sei del mattino.

E so che è stata pasqua, ma io dormivo, non me ne sono accorta.

E so che siamo a fine marzo ma ignoro del tutto la data.

E da quand'è che siete lasciati? Me lo chiede un ragazzo mai visto mentre siamo ubriachi ad una festa. Cinque mesi rispondo. Poi oggi non si sa perché ma faccio meglio i conti. Dentro la vasca da bagno, mentre l'idromassaggio gonfia l'acqua di schiuma e l'aria di odore. E insomma, i mesi sono sette.

Sette mesi senza averti incontrato che una mattina per strada.

Sette mesi senza averti sentito che per natale e per i nostri compleanni.

L'ultima notizia di te che ho risale a credo.... due mesi abbondanti fa.

Ma poi uno perché mai deve andare a mare da solo? Ho passeggiato in spiaggia per oltre un'ora, quanti cazzo di pensieri ho potuto fare non lo saprei nemmeno ricordare. So solo che il mare non l'ho guardato quasi neanche un istante, e che certamente non l'ho sentito sfregare sulla sabbia che un solo minuto.

Ero troppo concentrata a pensare. A camminare guardandomi i piedi che calciavano enormi scie di conchiglie ammassate durante l'inverno. Non l'ho guardato, e non ero abbastanza presente per sentirne il rumore. Ho solo pensato a quanto ero incazzata, e fanculo a tutte le donne che tenevano la mano sdraiate sulla schiena del loro uomo, e fanculo a tutti gli uomini che tenevano la mano sdraiati sulla schiena della loro donna. E fanculo a me che camminavo sola vestita di nero.

E' stato lì che mi son detta chiaramente Fermati un attimo. Fermati un attimo per pensare e capire cosa sta succedendo.

Non stare più con te mi ha portato a sentirmi insieme meglio e peggio, ma non c'è altra soluzione che questa. Mi arrivano non più di una volta ogni due mesi telefonate anonime in cui mi ascoltano chiedere "chi è" e poi chiudono con il beep del tasto di un cellulare. Ed io penso Brava Gala, bravissima. Tu con il suo numero non l'hai fatto mai. Io quel numero non lo compongo da mesi.

Ed ora che ne ho contati sette?

Ho fatto la guerra al mio amore per te e non so se i risultati di oggi siano più belli o più tristi. Quant'è bello camminare verso il proprio futuro equilibrio? Quant'è triste farlo lasciando alle spalle il proprio Grande Amore?

Non so bene cosa pensarne in realtà.

In realtà so solo che nonostante i nostri sentimenti, stando insieme, impedimenti esterni ci condannerebbero sempre ad essere infelici. Così scelgo l'infelicità del non stare con te, aspettando che un giorno mi alzi e dica toh, non ti amo più. Avrò già scritto queste cose nel blog? Probabilmente sì, non ricordo. E non m'importa. Le penso ancora come mesi fa.

Saperli sette mi ha turbata, questo pomeriggio. Sette mesi non sono roba da poco. Forse mi aspettavo di stare meglio, ma anche qui, non so dire se sto bene o male. Sto in entrambi i modi a momenti alterni.

Più che altro sto provando a diventare cinica forse. O indipendente. A bastarmi da sola.

La piccola corte di ragazzi con cui esco mi serve solo a sentirmi bella, credo. A sentirmi attraente e affascinante. Ad andare a teatro e ai concerti. A giocare. Ma non a non sentirmi sola. Quello della solitudine è un sentimento che prescinde dalle compagnie che frequento, poiché comunque non giungono così a fondo da poterlo scalzare o aiutare o intaccare in alcun modo. A quello servono i pochi amici, un paio di ex rimasti vicinissimi per anni, il benessere della disciplina che pratico per sport.

Per il resto, come oggi, se mi sento sola generalmente non trovo sollievo da nessuna parte.

Se come oggi è domenica com'era ieri e l'altroieri. Se è vacanza e devo inventarmi la vita invece di sapere che studio in biblioteca dall'apertura alla chiusura e che se è dispari ho palestra e che se è pari ho tango e che se è mercoledi riceve la prof della tesi e che se è lunedi c'è un mercatino bellissimo vicino casa e che se è è è è,  e  così via fino allo sfinimento ed al crollo nel letto.

Le settimane squagliano, si dice in sicilia.

Corrono e passano veloci, ma così veloci che la mia mente non se ne accorge per niente. Tanto veloci che io in realtà ho vissuto meno di metà del tempo passato, perché è così che l'ho percepito, e allora è inutile, sono passati sette mesi ma per me non sono più di tre. Ecco, sembro una lasciata da tre mesi dopo tanti anni. Cioè una ancora in the middle of the road.

Può accadere questa cosa al cervello? Mettiamo che i capelli crescano di un centimetro al mese. In sette mesi sono allungati di sette centimetri, è matematico, non possono sbagliarsi e allungare di tre virgola due. Ma vale per la mente? E' trascorso un ragionevole tempo. Io voglio i miei sette mesi di maturazione di questa storia finita, non voglio ancora pensarti ogni minuto.

Ogni minuto no, è esagerato, lo so. Ma non fa differenza se la quantità diminuisce senza che diminuisca l'intensità. Am I wrong? Ogni volta che incrocio qualcuno che vagamente ti somigli mi scoppia il cervello e la tachicardia mi costringe a fermarmi. Non apprezzo per niente questa reazione adolescenziale. Dopo due anni di totale sparizione ho incontrato venerdi un ex che mi aveva  fatto stare molto male. Non come te, ovvio, ma male c'ero stata sì. E aveva di certo bevuto ma non mi ha mollato un solo istante tutta la notte per dirmi quanto era forte il suo pentimento e il suo rimpianto e sarei stata la donna perfetta della sua vita di cui non era nemmeno all'altezza ed ero persino motivo di vita nei momenti in cui mi pensava... E io lì che ubriaca pure ma ridevo su quel corpo che mi faceva impazzire e che sì, mi piace ancora troppo ma non puoi che ridere nel momento in cui simili parole arrivano quando è passato tanto di quel tempo che a stento ti ricordi il prefisso del suo cellulare. Il prefisso, ché già il numero sarebbe impensabile. Di un cellulare che per trattenermi dal chiamarlo - dopo essere stata lasciata - dovevo uscire da casa per ore e ore e lasciare il mio telefono dentro altrimenti l'avrei riempito di lacrime.. Ecco, a cosa serve il tempo. Ecco perché ridevo a quelle parole, dopo l'aver fatto DA SOLA tutto quel che dovevo fare per dimenticare qualcuno e poi arriva tale qualcuno a dirmi dopo due anni che potevo essere la donna della sua vita... Se l'è pure presa che ridevo, assurdo. Cioé lo so che non sono stata molto carina a ridere però era veramente psichedelico... E raccomandava ad un amico che era con me, credendolo il mio ragazzo, di non torcermi mai un capello perché gli avrebbe spaccato la faccia... Dopo che era colpa sua se ero stata male per un sacco di mesi... Ma va beh, questo è solo un piccolo episodio insignificante, ed è così che voglio ridurre tutto ciò che mi abbia fatto male.

Tutto all'insignificanza di un incontro notturno che mi lascia sorpresa non più a fondo del primo strato di pelle. Stava male ma la sua bellezza e il suo fscino erano uguali... Solo che io non ci ho pensato neanche un nanosecondo a starci di nuovo.

Ecco dove vorrei arrivare con te. A non accarezzare mai più l'idea di averti ancora. Ad accettare che tu non sia più la mia stessa anima. A saperti incontrare con un'altra donna. A dimenticare tutto quel dolore. A trovare qualcuno che sappia insieme prendere il mio corpo e la mia mente. Amore cuore e minchiate così non voglio nemmeno vederle in fotografia. Io ho già dato e ora voglio solo equilibrio. Ma vaffanculo va....

Postato da: galadali alle 00:44 | link | commenti |

martedì, 22 marzo 2005

Boh, una telefonata inattesa...

La lezione che ho imparato è Gà, non lasciarti andare mai del tutto.

Sorrido del mio non amare mai gli altri. Sorrido perché non ho nulla da dare né da rimetterci, e se qualcuno lo stesso mi si avvicina la mia posizione può solo essere quella forte.

Farmi star male è un lusso che concedo ad un solo essere sulla terra. E sto lavorando affinché anch'egli scenda al rango degli altri.

Una telefonata inattesa mi riscalda e fa sorridere, mi rende donna, mi abbraccia. Ma poi chiudo senza sentire il batticuore. E' giusto che funzioni così, lì dove sai che non potrai avere ciò che vuoi come lo vuoi.

Il resto più che toccarmi scivola piacevolmente sul mio corpo.

Galina*

-E buonanotte alla mia tartagemella! -

Postato da: galadali alle 23:37 | link | commenti (1) |

sabato, 19 marzo 2005

"L'Illuminismo crea i musei e la Rivoluzione li apre."

Il tutto condito da malesseri e allergie primaverili e piccolezze così evidenti che è inutile, Gala, sentirsi qualcosa o qualcuno al di là di se stessi.

La risata di una zia insopportabile. L'ombra delle mani. Le citazioni. Un ragazzo che per strada vende le sue poesie ed è stempiato ed è ancora lì con gli occhi tristi.

Io forse preferisco il silenzio, il lavoro dei muli, il lento e ordinato solco ordinario.

-Domani ricordo a chi dovesse passare che l'Italia apre 400 musei normalmente chiusi al pubblico, cercate quello della vostra città, che io visiterò uno splendido palazzo barocco e i musei di Verga -

E poi basta più.

Io si va a vestirmi per uscire, almeno, finalmente.

GalaDisorder*

Postato da: galadali alle 20:43 | link | commenti |

mercoledì, 09 marzo 2005

...E che siccome non voglio dirlo a nessuno che conosco perché errare è umano ma perseverare diabolico... allora sono qui perché se non dormo domani non arriva mai, giusto?!

Ché io di argomenti e idee ne ho e ne ho ma poi come si fa a farci un'intera tesi di laurea?

Insomma, domani vado a chiedere la mia tesi di laurea...

Ed è una notte buia e tempestosa e mi sembra che non potrò addormentarmi mai..

Ho le caviglie a pezzi dal troppo sport, non mi sono fermata neanche sabato e domenica ché già era lunedi e avevo di nuovo la settimana da iniziare. E poi teatro, e uno spettacolo di Beckett davvero ben fatto, e un balletto contemporaneo, e un concerto jazz, e un ex, e my best friend, ed è stato tutto veloce come vorrei fosse sempre per non riuscire a raccogliermi in pensieri.

Che poi.... mica funziona.

Dove c'era il vuoto il vuoto è rimasto.

E nonostante tutta quell'attività mi sento sempre e solamente sospesa. Non sapevo di cosa all'inizio, ma poi l'ho capito.

Io aspetto di girarmi per caso in strada e rivedere Te.

Poi non so cosa farò. Nemmeno se ti saluterò. Ma so che sto aspettando quasi solo questo.

Bah, è tardi. Per tante cose. G_

Postato da: galadali alle 01:54 | link | commenti (1) |

martedì, 01 marzo 2005

Oh gosh... Il mondo è enorme, e io sono sprofondata in questa città con le mie rughe e i nervi e le doti sprecate e il ritardo e una paralisi emotiva da manuale...

Ma a cosa mi servono giorni così lunghi, e così tanti, e a cosa mi sono serviti? 

Potevo essere da tutt'altra parte se avessi avuto le palle di andarmene a studiare fuori quando ho iniziato.

Mi avevano detto " Lì dentro brillerai come una stella, intorno c'è la desolazione". Invece come il fado che ascolto in questi giorni la desolazione ha coperto i miei piedi di catrame e sono diventata mediocre come loro e pesante e pigra e qui fuori oggi si gela, ma non serve a nulla.

Come il fado piango sulla mia tristezza e non alzo il culo da quella Lisbona che è la mia città.

Dio, come mi sento mediocre. Merda!

Postato da: galadali alle 17:20 | link | commenti (3) |

 

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