Gala Dalì

Imperare sibi maximum imperium est

giovedì, 24 febbraio 2005

Quando il tocco di mani non mie giunge freddo al mio viso e al mio corpo

la voglia di sparire chiusa come un cane violento e arrabbiato

mi assale nervosa e bollente e irresistibile e dura e orgogliosa.

Così puntualmente ingaggio lotte contro il mondo e i suoi abitanti di cui loro sono perfettamente all'oscuro,  finché tutto passa da sé così come è venuto. 

Solo che poi, poi, o durante, io continuo a bruciarmi.

E quando anni fa sentivo parlare persone terrorizzate dall'inaridirsi non riuscivo proprio a capire cosa intendessero. Né riesco oggi, se penso all'inaridirsi dipinto dai più come un'incapacità di  provare qualcosa.

La mia aridità non è pausa al sentire, ma è terra bruciata e divelta dal troppo sentire.

G_*

Postato da: galadali alle 22:29 | link | commenti |

mercoledì, 23 febbraio 2005

Bruciano gli occhi.

Di tante lacrime ci sarebbe da farne dono al legittimo proprietario, e le vorrebbe, le vorrebbe.

 Ma invece le tengo nascoste insieme ai miei sogni e alla strana disperazione che insorge la notte in questa stanza, e le sottraggo a chi per non soffrire si lascia accompagnare da altre donne che non siano Me.

Perché io ho deciso, ho reciso. Con chiunque non sia Te e mi distolga da Te.

Il che non ha senso, non ne ha. E' come indossare un cilicio sotto le vesti mondane di ogni giorno.

Ma non m'importa, non mi chiedo più i perché delle cose. Posso ingoiare ogni boccone giacché ho perso le papille.

G.

Postato da: galadali alle 01:35 | link | commenti (2) |

sabato, 19 febbraio 2005

Non so bene cosa ancora ci sia da pensare che ti riguardi.

Come se in tanti anni non avessi già pensato tutto, da morire a scappare a sposarci a tradirti a fare sedici bambini a ucciderti.

La sola cosa che è rimasta lì ferma come nemmeno un tatuaggio, giacché un tatuaggio si muove e sfalda insieme alla pelle che invecchia, la cosa mai spostata di solo un centimetro è l'idea di amarti. Un'assurda costante che in confronto la legge di gravità ha più eccezioni.

Ma cosa c'era di tanto sbalorditivo nei tuoi occhi?

Cosa nelle tue parole? Nel tuo odore?

Non ha senso, non ha senso alcuno.

Mi passerà la vita davanti e io sarò ancora qui a piangere.

Ma che stupida che sono, mi schiaffeggerei per svegliarmi. E' ovvio, eri solo qualcuno che non mi ha voluto abbastanza.

Shit.

Postato da: galadali alle 17:57 | link | commenti (1) |

domenica, 13 febbraio 2005

Questa notte ti ho sognato. Non ricordo altro che il tuo viso e il tuo corpo sdraiati per terra al centro di un enorme telo verde bosco.

L'umore della mia giornata è stato prevedibilmente pessimo. Ormai lo so, vederti in sogno mi destabilizza per giorni. Allora  faccio finta di nulla, bacio qualcun altro, chiamo qualcun altro, provo a soffrire per qualcun altro, ma poi sono sempre qui con i nervi schiacciati dall'immagine di te che impedisce ogni mio movimento.

Penso sempre che andar via sarà la soluzione a ogni problema, ma poi mi dico, e se così non fosse?

Se così non fosse sarebbe un gran guaio, la verità è questa.

Alle 21 in stazione per salutare l'ennesimo amico che parte per trasferirsi al nord, gli ho preparato un ottimo dolce per le lunghe ore di viaggio in treno. Mi ha scritto una lettera stanotte con le sensazioni dell'ultima notte nel posto dove hai sempre vissuto, ed io ho pensato, come lui, oh cacchio, ma come si fa a trasferirsi senza libri? Senza tutti i libri studiati o letti o amati o in stand-by che riempiono le pareti delle nostre stanze?!

Oggi il mio corpo è così profumato e morbido che sarebbe davvero un peccato non regalarne almeno un po' a qualcuno. Non vi capita mai di pensare che state sprecando gli anni migliori? E così sia, così sarà. Ho voglia di piangere e non farò l'amore proprio con nessuno. Perché non posso farlo con te. Perché non trovo mai la situazione giusta. A volte avrei voglia di incrociare esattamente un perfetto sconosciuto.

Ma di che parli, Gala, di cosa diavolo parli... Lascia perdere i ricordi e i desideri e mettiti a studiare, che è il solo modo per partire veramente.

Solo che.... Non riesco più a sciogliere un nodo alla gola.

G_

Postato da: galadali alle 18:11 | link | commenti (2) |

venerdì, 11 febbraio 2005

 E' tornato il sole stamattina.

E il problema, dicevo ad un'amica, è esattamente questo.

Ché il sole in Sicilia rende tutti indolenti e ovatta l'intelligenza e ci seduce in modo da non poter correre da nessuna parte.

A Milano si cammina con le mani rigorosamente in tasca, il cappello fino agli occhi, la sciarpa fino al naso, la testa bassa, i passi veloci e  uno dopo l'altro lungo un'ineccepibile linea retta che ti porta dritta al posto in cui devi entrare. Gli spazi aperti sono grandi e non li sfrutta nessuno. Mi è sembrato tutto diverso da come vivo io. Qui camminare per strada significa bivaccare passeggiando per vetrine e ridendo e scherzando a voce alta, e la mia voce a Milano era l'unica cosa che si sentiva sui bus e per strada e nei locali. Qui si passeggia senza meta, ti va di uscire? Sì, andiamo in centro. Ma andiamo in centro significa camminare lungo le sue strade, non entrare veloci in un caffé. E come fai lì a parlare se il freddo ti taglia la lingua? La vita al nord è studiata per interni, di conseguenza è più cara. O no? A camminare per strada non pago niente a nessuno, a star dentro ai negozi o ai caffé alla fine spendi sempre qualcosa.

Per il resto il rientro mi ha proprio distrutta. La mia città sembrava un braciere pronto a legarmi e sedurmi e soffocarmi e risucchiarmi nella sua distanza dalla vita e dall'arte e da tutto. Ho pianto, nervosamente, senza potermi fermare. A tavola faccia da funerale, i miei tra dispiacere e imbarazzo. Poi il primo giorno, il secondo. Questo è il terzo risveglio a casa. Il sole è tornato a splendere caldo e la mia rabbia e il mio entusiasmo si iniziano a sciogliere insieme nel torpore tiepido di quest'isola del cazzo, e mi riprenderà, lo so, con i suoi tempi morti, e le passeggiate, e i pranzi stesa al mare, ché già è metà Febbraio e tra due settimane inizierà l'allergia primaverile.

Ed io sapete che ho visto?

Ho visto la cosa che ho più disegnato al mondo. Credo la mia opera d'arte in assoluto preferita, anche se cacchio, come fai a sceglierne una sola... Io ho visto la Pietà Rondanini, mes amis. Sono stata a girarle intorno finché non hanno chiuso il museo, e la mia felicità era alle stelle. A dire la verità anche a S.Ambrogio mi sono quasi sentita male, dopo una vita passata a studiare stavo lì dentro e avrei voluto toccare e far scivolare il mio corpo su ogni sua pietra.

Pinacoteca di Brera? Un intero pomeriggio, capitolo che nemmeno apro, tanto non potrei terminarlo.

E quel che mi è rimasto, adesso, addosso, è la sensazione di quel freddo gelido che sveglia la mente e rende vispi e curiosi, mentre quello che ho intorno è il caldo di un nido che anestetizza e figlia.

Allora devo decidere.

Spiccare il volo, finalmente? La mia laurea è la sola cosa che devo portare a termine, ma non manca più tanto, dopo l'esame d'Arte. Appena sarà fatta mi aspetta il mio destino di farfalla.

GalaButterfly*

Postato da: galadali alle 12:23 | link | commenti (2) |

venerdì, 04 febbraio 2005

 Pochissimo tempo, nei giorni passati e nei prossimi.

Stanotte un diaframma fra il fatto e il da fare.

"Ricordati una cosa prima di partire: sii spregiudicata nel divertirti, perché Gala, stavolta te lo meriti."

E' così che mi ha salutato un'amica. Il mio volo è fra poche ore.

E poche ore per capire che sto partendo. E' successo tutto tremendamente in fretta. Io stavo lì distrutta da ansia e panico e studiavo, dio quanto ho studiato, sono mesi e mesi che studio arte, lo sapete così bene anche voi nel blog quanto ho studiato 'sta cazzo di arte. Ed io...

Io l'ho fatto.

Dopo anni di terrore solo all'idea.

Dopo anni che faccio ogni altro esame tranne questo.

Che vado lì, scoppio a piangere fuori dalla porta e me ne torno a casa in totale anonimato.

Io... l'ho detto ad un'amica... Io ieri quel registro non l'ho firmato. L'ho autografato.

Quando sono andata via mi guardavano tutti incuriositi... E mentre rifacevo lo zaino la prof - quella che fa paura a tutto il mondo - ha alzato la voce e ha detto all'aula indicandomi... "Ovviamente se non si era capito le ho messo trenta e lode". Ed una ragazza piano dal fondo..."Beh era il minimo".

Ora. Tutto questo non è un vantarsi, né lodarsi, né boriarsi. L'esame non è stato un esame. Ho vomitato finalmente a parole quello che all'appello di dicembre avevo vomitato in vomito. Quello che mi è accaduto ieri è la fine di anni di terrore e occhi bassi e amore taciuto per l'arte e sconfitta e sconfitta ed era diventato un affare così enorme che se avessi preso trenta potevo già seppellirmi di vergogna...

Dio mio, se una cosa ho imparato è questa: Che coinvolgere gli altri nelle proprie aspettative le trasforma in aspettative epocali davanti alle quali ogni gesto ha un'eco mille volte superiore alla sua reale portata... E sì che  lo sapete, che stavano tutti a guardare. E hanno riso, han detto "stronza e cretina", hanno detto "ovviamente trenta e lode?"

E, riDio, che sollievo poter dire SI', sì a tutti, ovviamente sì, anche se era impossibile, e non si è mai sentito che lei l'abbia messoad altri, sì, cazzo, sì. SI. SI. SI! Ho preso trenta e lode.

La qual cosa sembra detta con boria, lo odio ma mi suona così. E allora mi rendo conto che un blog non può mai rendere la completezza delle nostre esperienze, anche se le raccontiamo a dettagli per anni e anni... Io il voto lo dico con l'aria di chi è scampato ad un supplizio. Dico l'ho fatto  come se avessi avuto puntata addosso una pistola. Ma in un certo senso, gli occhi dei tuoi genitori dopo che hai fallito tante volte, possono essere anche peggio. E dimostrare a tutti che non ho cazzeggiato mentre dicevo "studio Arte" e poi non facevo l'esame, dimostrare che il mio tempo è valso in tutto e per tutto così come l'ho speso, noooo, non ha paragoni con nient'altro al mondo...

Io ieri con il mondo e con gli ultimi anni della mia vita ho pareggiato i conti. Cazzo.

Ancora non ci credo...

Non ci credevano nemmeno i miei amici. Ho fatto l'esame d'arte. Ma che dici?

E' come se uno dicesse Mamma, domani cambio sesso. Sulle loro facce stesso identico sgomento.

E' per questo che io nemmeno lo sapevo, né lo ricordavo, né avevo un grammo di voglia di pensarci. Pensare che a distanza di 24 ore un aereo mi avrebbe portata lontano 1.800 km, per andare in vacanza da amici. Dio, vacanza? What's vacanza?

Vacanza è quella cosa che si chiama porco mondo boia, me lo sono meritato, e sì, sarò spregiudicata nel divertimento, ché Gala Gala Gala oggi si sente un eroe, e ancora a volte dice fra sé e sé minchia, ho fatto l'esame.

E non ci crede. Non ci crede finché non se lo scrive. Lo scriverei su ognuno di questi milleottocento chilometri. Ed anzi, io per come mi sento da ieri me li farei a piedi.

Gala-Mondo  1-0. Palla al centro, mò, brutto stronzo. ;)

Vostra, GalaThe-Winner-Is.

Postato da: galadali alle 01:39 | link | commenti (3) |

 

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