Gala Dalì

Imperare sibi maximum imperium est

mercoledì, 24 novembre 2004

In breve, ho mal di testa tanto quanto voglia di darvi notizie...

In modo che io stessa faccia il punto della situazione. Perché non m'importa d'essere mandata, il punto non è quello. M'importa sedermi con la coscienza pulita e il programma finito per bene.

Potevo capitare il 14 Dicembre, ho avuto paura che ritirassero le liste e mi sono iscritta troppo presto. Ma potevo anche capitare il 30 Novembre, e allora non mi sarebbe servito granché.

Ma invece sono finita il Sette Dicembre.

Il 7. Proprio il mio numero preferito, del mese del mio compleanno.

Sarà un buon segno? Diceva Wilde "Il destino non ci manda degli araldi, è troppo saggio o troppo crudele per farlo". Ed in effetti vi dirò, mi è sempre piaciuto definirmi una persona che se vuole qualcosa si alza e se la va a prendere. Così, no, non voglio che sia un segno. Farò finta che segni e destino non esistano, salvo l'accezione rinascimentale dell'uomo Faber suae quisquae fortunae. Dipenderà da me, ora. Riuscire a studiare disumanamente fino a quel giorno, senza distrazioni. Ma non bisogna guadagnarle le cose che si vogliono? Ai pensieri non lascerò spazio, alla noia non darò asilo, alla stanchezza chiederò tempo, alla volontà uno straordinario. E che nulla si frapponga, o stavolta m'incacchio.

Per il resto... Sono sempre di un'idea. Passa tutto.

Ora provo a riposare, sono a pezzi. Grazie per il sostegno morale, stamattina ho sorriso pensando ai vostri in bocca al lupo. Mi sono sentita cullata. Un bacio, GalaSecchiona*

Postato da: galadali alle 14:24 | link | commenti (7) |

martedì, 23 novembre 2004

Ho gli occhi lucidi, un'influenza incipiente. Lo sento dalla gola, brucia quando devo ingoiare. Poi si sente dalla testa che vaneggia, dal fisico stanco. Dal freddo che pervade il mio corpo da due giorni.

Ho gli occhi lucidi e sono stanca e studio. Senza sosta, tranne che per distrarmi qui qualche minuto. In attesa di mail che non arrivano. E allora domani è il gran giorno, saprò se potrò ancora sperare di avere tempo per distruggermi definitivamente sui libri oppure andare a cercare lavoro in un garage notturno. Come suggeriva tempo fa l'autore di queste mail che non giungono affatto copiose. "Non capisco cosa ci stai a fare all'Uni, con i tuoi orari troveresti benissimo lavoro come guardiano notturno"... diceva, Mister Simpatia. Ma non è di lui che voglio parlare. Non è affatto la persona che amo, è solo un paio d'occhi azzurri qualunque.

Gli occhi che sanno ancora ridurmi una larva di lacrime sono marroni e profondi. Tagliati divinamente. Come tutto il suo viso, del resto. Sono gli occhi che mi amano da anni. Sono gli occhi che non sono affatto qui a dirmi, come chiunque altro, semplicemente, in bocca al lupo per domani. Mi rendo conto, non ne ha idea. Non è una mancanza, proprio non lo sa che domani ho l'esame della mia vita. Ci credereste che la prima volta che ho iniziato a studiare questa materia ancora non sapevo nemmeno che mi sarei innamorata di qualcuno? Non sapevo nemmeno che Qualcuno esistesse. Già, almeno cinque anni fa. Ed è per questo che è la materia della mia vita, perché ci ho sempre tenuto tanto che non sono mai riuscita a darla. A sentirmi abbastanza preparata. Per sedere di fronte alla migliore prof dell'università e chiacchierare con lei come stessimo parlando di viaggi. Di canzoni, di ragazzi. Ecco, come vorrei maneggiare queste tremila pagine. Sì, contate, esattamente TREMILA. Ma che posso farci, me ne sento troppo coinvolta. Mio padre mi guardava perplesso di tanti nervi ma non ho nemmeno avuto il coraggio di dirglielo, papà, l'esame è domani. Con mia madre invece mi sono sfogata anche troppo. E' la mia Malaussin (era scritto così?), non mi so controllare. Ma tant'è.... Tra dodici ore avrò la risposta.

E la sola cosa che sono in grado di pensare, stanotte, è che TU non sai nemmeno cosa sto passando. Proprio non ne hai idea. E ciò che ancor più mi suona tremendamente male, è che se te lo raccontassi, non ti raccapezzeresti. Mi hai vissuto accanto quattro anni ma sono certa che il mio esame di Arte Medievale non ti suggerisce nulla. Nulla. Nessun precedente, nessun episodio, nessun amore che mi infonde. All'università sono quella che fa Arte da sei anni e non si siede mai. Mi conoscono tutti, anche la Prof. Mi ha eletta capoclasse, guardiana, testimone. Su diecimila studenti. Contati, DIECIMILA. Ma a te tutto ciò non tornerebbe. Ed io mi chiedo, ma non te lo raccontavo? Non ti interessava? Ma di che cazzo abbiamo parlato in tanti anni?

Mi manca non potermi sfogare dicendoti, amore, sono a pezzi, l'esame è domani. Ma quello che so è che quando facevo così ti davo solo fastidio. Quello che ricordo è che dopo averne superato uno difficilissimo ti chiesi di venire a trovarmi per festeggiare e non sei felice? Ma tu mi hai subito risposto Che ho da essere felice, l'hai fatto tu mica io.

E allora sono qui a dirlo a nessuno, che ho il cazzo di esame della mia vita.

A dirlo a nessuno, che eri il cazzo di amore della mia vita.

E l'influenza mi cresce nel corpo, sono bollente. Sto scoppiando.

GalaTears_

Postato da: galadali alle 22:00 | link | commenti (3) |

lunedì, 22 novembre 2004

E allora mangio, scrivo, esco, chatto, leggo blog, vado in palestra, sto ore al telefono, studio fino a mezzanotte poi mi gira e invece d'andare a letto me ne vado in discoteca, e poi passeggio, e guardo i negozi che è quasi natale, e cerco sigarette nella borsa che non ho, e controllo tutta la posta che ho, e leggo e ritaglio il giornale, minchia si dice dalle mie parti, faccio ogni cosa che non sia studiare perché sto troppo in ansia per gli esami. E più mi agito perché devo studiare più tanto il tempo non basta e allora cerco cose che mi facciano distrarre... E oggi, in questo preciso momento, mi sto rodendo il fegato.

Dopodomani saprò se ho il prolungamento necessario e indispensabile. Se non ce l'ho, mi sa che è l'ultimo post che scrivo, posso pure impiccarmi. Tanto ci pensano i miei semmai mi si rompesse il cappio.

I paradossi di Zenone non erano tre? Ha sbagliato, sono quattro. E' questa materia il quarto paradosso. Che io più la studio e più ho cose da fare, mi sembra di impazzire. Lo so che ci tengo smodatamente, è colpa mia. Ma sto per vomitare sulla mia amata pittura senese. Tanto più che ora sono alle prese con il Rinascimento, e vi dirò, de gustibus, ma in confronto ai Trionfi della Morte del gotico internazionale ho un quarto della voglia di studiare che avevo...

Così via, si cambia libro. Oggi inverto il programma: farò il monografico di pomeriggio e il corso generale di sera. Si sollevi pure il coro del ma che cce frega, avete proprio ragione, mi unirei a voi se non mi toccasse così da vicino...

Okay, a lavoro. Vi interessa mica il tema del monografico, vero? ;) No perché quello è interessante.... Architettura arabo-normanna in Sicilia. Proprio qui a casa mia. Quel Ruggero II si credeva proprio un imperatore orientale, la sua cappella a Palazzo Reale dei Normanni è qualcosa di indescrivibile... Se vedete una a naso all'aria sul soffitto con gli occhi lucidi sono io :)

Adieu, GalaEvidentPanic.

Postato da: galadali alle 17:10 | link | commenti (4) |

giovedì, 18 novembre 2004

Un anello di fili d’argento incurvati in morbidi cerchi concentrici che custodisce nel cuore un lapislazzulo rotondo, sfumato nella materia dall’azzurro intenso al più chiaro e al più scuro.

Una sciarpa di seta grezza lunga e sottile che termina in frange trapassando dal viola sbiadito al bruciato al ruggine.

Un maglione nero di lana densamente filata e corposa a maniche corte, da cui escono le braccia magre coperte di un cotone arancio intenso e caldissimo.

Sulle palpebre un ombretto verde scuro sbiadito di luce e leggermente brillante.

Sulle labbra un velo color ciliegia a dare alla bocca la vita della carne.

 

Seduta in biblioteca davanti ad una miniatura medievale del codice “Les très riches heures du Duc de Barry”, un capolavoro dei fratelli Limbourg eseguito a Brouges fra il 1413 e il ’16.

 

 Una ragazza mai vista mi siede di fronte fissandomi.

Poi fissa la riproduzione del codice che studio.

Poi  rialza gli occhi su di me.

E torna a sorridere guardando il mio libro d’arte.

 

Sollevo la testa e la scopro a giocare così. Ma non si scompone, non finge, non mi evita. Continua a sorridere.

Io lo so che guardarmi studiare il Gotico Internazionale non è una cosa che lascia indifferenti. Sono lì seduta con gli anfibi sulla sedia come pronta a scattare in agguato, e giro la testa convulsa da un libro all’altro, e scrivo di getto ai margini del foglio, e rido divertita, e mi si arrossa il viso, e mi cade la matita che giro veloce fra le dita, e sottolineo esaltata, e lancio punti esclamativi al vuoto fra me e le pagine, e mi accaloro, e mi brillano gli occhi, e poi li fisso intenta in un punto, muovendo la mano come a scorrere un vocabolario invisibile finché non trovo la parola, l’immagine, la data che sto cercando disperatamente esatta dentro la mia testa… E alla fine mi risveglio, alzo lo sguardo con le guance infuocate e mi sento un po’ Dio.

Lo so che questa sensazione mi evapora dalla pelle. Lo so che quando studio così sembro fuori di testa. Ma non mi succedeva nulla di simile dalla prima volta che ho letto Nietzsche in vita mia…

Mi rendo conto, Nietzsche non ha molto a che vedere con Simone Martini e con Petrarca e Avignone in mano ai papi, e le danze macabre del tardo Trecento, e la morte che inizia a far paura non perché ti porta all’Inferno ma perché è la fine della vita, e il nascere di un pensiero laico che lì è ancora sul filo del blasfemo, e soccombere ad una disperazione peccaminosa che neghi perfino Dio, ed è l’indifferenza di Cavalcanti, ed è Giotto sulle spalle di Dante mentre Simone cammina su quelle dell’accidioso Francesco.

…Mi rendo conto….

 

E ciò nonostante Io tremo, tremo davvero.

Come mi farebbe tremare rifare l’amore per amore.

E sudo accaldata.

Come mi farebbe sudare un fortissimo terrore.

E ancora rido e scalcio.

Come mi farebbe ridere trovarmi morta di fronte ad un Dio e poter scoprire che senso aveva la vita.

 

Io lo so, che tutto questo mi si leggeva nel corpo caldo, e negli occhi lucidi, e nelle mani inquiete e veloci, seduta in biblioteca davanti ad una sconosciuta che mi guardava e sorrideva.

 

Finché incontrando i nostri sguardi, e capendo, ho sorriso imbarazzata accennando con la mano al volare inarrestabile della mente in quelle magiche “mirae sed perversae” fantasie,

e finché lei, avvicinandosi, ha indicato allegra il mio corpo dicendomi semplicemente “sei vestita esattamente con tutti i colori di questo quadro”…

Così guardo il quadro, l’azzurro di quel cielo lapislazzulo come il mio anello, e delle fiamme arancioni come le mie maniche, e delle rocce nere come il mio maglione, e il verde del fumo di un incendio – nato dal giallo del fuoco che si staglia contro il blu del cielo – è l’esatto colore del mio ombretto, e il rosso dei dannati roventi è quello delle mie labbra, e il ruggine bruciato delle loro vesti è quello della mia sciarpa, del legno di quei carri in fiamme… e allora io ricambio il suo sorriso senza più imbarazzo, ma divengo complice, e scopro che altrimenti non poteva essere.

Non poteva essere che tutto ciò non fosse fatto della mia stessa sostanza.

 

Buonanotte... Vostra GalaCompiuta*

Postato da: galadali alle 22:00 | link | commenti (3) |

martedì, 16 novembre 2004
Msg per "il Mondo senza di Me"

Che uno non sta poi a pensarci tanto.... Scrivi un blog e lo fai giusto così, perché per un po' hai bisogno di sfogarti, perché sei narcisista, perché ami raccontare storie e pensieri, perché vuoi urlare cose che ti vergogni di dire anche alla tua migliore amica... Ma so cos'è cercare gli accordi di cristina donà e finire per caso nel primo blog della tua vita, senza manco sapere bene cosa sia... E restare incantati a guardare la più profonda intimità di una persona, convinti di essere tremendamente fuori posto, e colpevoli del piacere che si prova, e ancora pian piano affezionarsi, e finire per pensare che quasi non puoi farne a meno. O almeno, questo è quello che è successo a me... Poi dopo almeno un anno che leggevo, un solo blog, non avevo idea che fossero migliaia, pensavo di essere finita in un posto unico al mondo - e in effetti lo era, perché ciascuno è diverso dagli altri... -, beh, dopo un anno mi sono decisa a fare la stessa cosa. Anzi, prima ho scritto una lunghissima lettera alla persona di cui leggevo il blog, per dirle esattamente questo, scusa se non faccio altro che incantarmi delle tue parole, e mi vergognavo, avevo bisogno di "costituirmi" per il mio reato... Ma ti dirò, ora che ho un blog so che è una cosa che può solo far piacere... In fondo le parole sono questo, un tentativo di comunicazione. Se non volessi far sapere tutto questo scriverei nel mio Moleskine, nella mia Agenda, nei miei quaderni. Dove scrivo ciò che riguarda solo me. E pensa un po', avrei preferito raccontarti queste cose via mail, ma tu non hai lasciato la tua, ed io mi sono accorta che in questo sito, beh, non c'era la mia mail... Così l'ho messa al posto dei link che per altro non ho mai usato... (quello sì, per pudore di non far sapere cose che riguardano altri!)

Ora... non so se passerai ancora da questa pagina, ma questi pensieri ti appartengono. Era giusto che facessi almeno il tentativo di recapitarteli.

Per il resto, se non vado a studiare, le mie Lettere si rifiuteranno presto di considerarmi ancora degna di loro!

'Notte, serenamente. Gala*

Postato da: galadali alle 23:49 | link | commenti (2) |

domenica, 14 novembre 2004

It was such a long day, my friends.

It was a long day I both loved and hated.

I had almost never seen such a yellow sky, hot and wet, cloudy, rainy, foggy. And full of sand coming from the desert. I was likely to write about it. I just wanted to come back home 'n' redescover all those pictures in my mind. But I couldn't. I can't. My hands have become cold ice and I just feel paralised tonight. Blessée par celle musique, celle voix, ces souvenirs. Je revins à un temps loin, prèsque insoutenible. So I just put it all off and would better try to sleep. Without any word in my mind. Sunday bloody sunday, I still haven't found what I'm looking for. Cause I can't live, with or without you.

It was a long U2 alcoholic day. Ma domani è un altro giorno.

Galadrunk_

Postato da: galadali alle 01:44 | link | commenti (2) |

giovedì, 11 novembre 2004

Mi dico passa, piccola Gala. Passa tutto. Passa anche questo momento in cui mi manchi così tanto che correrei a piedi fino a casa tua. Ma è come un tabù ormai. Da non infrangere. Come quando riesci a non fumare per settimane, e sembra un sacrilegio contro te stesso cedere alla voglia di fare un tiro. Una debolezza imperdonabile. La strada che percorro vorrei fosse a senso unico. Vorrei fosse così stretta da non lasciarmi spazio per girare e tornarmene da dove son venuta. Dal tuo cuore. Dal tuo abbraccio. Ché io me lo ricordo quant'erano freddi e quanta voglia di scappare avevo. Ma ora che non sei qui da quasi due mesi e mezzo... fa freddo lo stesso, e qualcosa cambia, ma qualcosa mi spezza lo stesso gli occhi in pianto. Se ci penso, se mi concentro, ritrovo la lucidità. Ritrovo i motivi della mia scelta. Ritrovo i ricordi del mio dolore e mi dico di tenere duro, che passa tutto. Passa tutto, piccola Gala. Tranne stanotte l'improvvisa immagine del nostro primo pranzo fuori, almeno quattro anni fa.

Da dove, perché? Studiavo tranquilla la mia Arte medievale, alla parola "morbidezza" io pensavo tutta concentrata a definire le linee della pittura senese ma proprio d'improvviso mi è esplosa agli occhi la sala di quel ristorante e noi due e il pomodoro del mio piatto e tu che chiami i tuoi per dire Oggi non torno. Allora sì, che vuoi farci, sto piangendo. Ma più ancora mi chiedo cosa diavolo c'entrasse Ambrogio Lorenzetti con quella giornata lì.... A cosa si lega la mente? A quali fili siamo appesi? Sospetto che forse in quel pranzo qualcuno di noi due abbia pronunciato la fatidica parola morbidezza. Ma come fa il cervello a ricordare una cosa tanto piccola e insignificante e farmi esplodere dentro una tempesta?! Non può essere, non questo. Così mi fermo a pensarci e mi dico che forse, quel che la mia mente intendeva, era che la mia idea di Morbidezza siamo noi a pranzo in un giorno qualunque nella pausa fra una lezione ed un'altra.

 Solo che allora, la pittura senese, non ha più definizione.

Perché quella parola non esiste più.

GalaTear*

Postato da: galadali alle 23:22 | link | commenti (2) |

Finché ho continuato a chiedermi se stessi bene o male non ho mai trovato la risposta. La foga con cui mi ponevo le domande non mi permetteva di sentire altro. Ma una donna saggia mi ha detto "Non devono per forza esserci risposte, se non vengono naturalmente da sé..." Allora ormai mi sveglio la mattina e cerco solo di sentire se i muscoli delle gambe si sono ripresi dall'attacco di acido lattico. Poi mi alzo e me ne godo il dolore.

In un certo senso, dolore, è sentirsi vivi.

Perché poi arriva un giorno in cui le gambe smettono di tirare. Arriva un giorno in cui il cuore.

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E' pomeriggio e la pioggia ha sommerso la giornata, ma io ho saputo cosa farne. Ho messo vestiti comodi e caldi e sono rimasta in casa a studiare. A scrivere. A mangiar castagnèvvino. A guardare un film delicato e leggero. A rimirare Simone Martini e continuare a pensare, non posso farci nulla, che mi è proprio sceso dritto al cuore. Ordinare un po' la stanza. Chiamare dopo tempo un amico a 1200 kilometri da casa. E ciondolare qua e là per la casa calda, con le tende chiuse, così che fuori possa accadere ogni cosa senza nemmeno sfiorarmi. Sapore di caldarroste. Autunno. Sapore di preludio. Forse allora è già primavera.

GalaFreeToBeAnyone* A hug_

Postato da: galadali alle 18:22 | link | commenti |

martedì, 09 novembre 2004

Una cosa, piccolissima.

Le mani sulla faccia morbida quando si muore di sonno.

Strofino gli occhi e so che sarà dolce. Dormire, stanca, rilassarmi. Strofino gli occhi e sento il calore delle mani piccole. Ad un uomo non potrebbe mai succedere, di cambiare mani. Una donna, invece, può far crescere le unghie e laccarle di smalto. A questo punto, ecco, guarderà delle mani che non ha mai avuto. E forse, un po', un po', si sentirà più bella.

Una dolce notte. Di pensieri morbidi. Galasoft*

Postato da: galadali alle 00:19 | link | commenti (5) |

venerdì, 05 novembre 2004

Se a giorni strani seguono solo giorni strani, voi, che iniziereste a pensare?

Ci sono arrivata ad una conclusione, ed è questa: a quanto pare sono strana io.

Sono strana perché noto cose strane, perché la gente con me ha reazioni strane, perché in ogni momento mi sembra tutto troppo intenso per riuscire a reggerlo. La gente mediamente se ne fotte. Se ne fotte se cambia, se cambiano gli altri, se sale Bush, se non ha mai letto un libro, se prende 20 ad un esame, se non è preparata, se ferisce chi la ama, se ti porta a letto e basta più, se ti promette amore eterno e non ti dice manco dove abita, se tradisce, se io piango, se mi innamoro, se allora preferivo non darla, se non lascia traccia, se dopo le vacanze arrivederci e grazie, se non voglio andare dove vanno i miei amici, se possono guadagnare alle spalle degli altri, se tu sei sensibile, se i tuoi valori ti soffocano, se ti stupisci di ogni cosa, se hai bisogno di un bacio, se hai bisogno di non essere baciata, se la canzone orrenda che canta ogni mattina gliela faresti ingoiare con tutto il cd, se sto scrivendo e non voglio che voli una mosca, se ho una tremenda voglia di piangere, se ho bisogno di un caffé ma sono allergica, se promettono, e non mantengono, loro, intanto, per non sbagliare, se ne fottono.

E sapete cosa c'è?

C’è che fanno pure bene. Sono geniali. Volevo esserci nata io così. Volevo andare in giro truccata di prima mattina con la minigonna e i tacchi e le tette alla gola. Volevo andare in giro con una gonna hippy sopra i jeans strappati e dieci canne per la testa. Volevo andare in giro vestita Chanel da testa a piedi in una Limousine. Volevo essere Audrey Hepburn. Volevo essere Madonna. Volevo essere Nietzsche. Volevo essere un mistico medievale. Uno scalatore di ghiacciai al polo sud d'inverno. Un lupo, solo, pieno di denti affilati. Volevo essere quel pazzo che è entrato in una riserva di leoni per cristianizzarli, convinto di essere protetto da dio. L'hanno morso, ma non è morto. Hanno sparato subito i tranquillanti contro i due leoni che volevano far pranzo.

Ma io, l'ho quasi invidiato.

Avete mai creduto in qualcosa con tanta cecità e convinzione?

Io sono di un relativismo avvilente. Avvilente. Se ho una certezza è che le certezze non esistono. Ed ecco, perché sbando. Perché non me ne fotto. Perché piango. Perché corro e poi mi blocco. Perché scrivo. Perché cancello numeri dalla rubrica. Perché mi gira la testa. Perché sembro ipocrita. Perché amo e odio senza riserve. Perché vorrei essere più semplice. Perché sono sfiancata da tanto sentire.

Ma se vuoi suonare, Gala, non puoi far crescere le unghie.

Se vuoi scrivere non puoi alleggerirla la tua coscienza.

Così, come mi poso, riapro le ali stanche e riparto.

Je vous embrasse. G*

Postato da: galadali alle 17:57 | link | commenti (3) |

 

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