Gala Dalì

Imperare sibi maximum imperium est

domenica, 31 ottobre 2004

No io direi che non è semplice. Alzarsi studiare lavorare uscire leggere informarsi innaffiare le piante lavare la biancheria fare palestra e in tutto questo essere felici, no, non è facile. Anzi direi che è quasi impossibile. Il mio corpo è debole in questi giorni, sono stanca. Vorrei il doppio del tempo che ho e pure quello passato che ho perso. Così avrei vent'anni e sarei Radiguet. Se potessi addormentarmi non c'è un solo sogno che abbia voglia di sognare. Hanno tutti un sapore stantìo.

Così i gesti. Le poesie.

Quando mi sorprendo di belle parole passa il tempo veloce come un soffio di zanzara.

E per ogni pensiero ho un ricordo che mi soffoca. Io se potessi venderei tutto. Tutto quello che ho. Come quando per qualche giorno, settimana, non uso il cellulare. E poi mi sembra una zavorra che attacca i miei piedi e il mio petto alla terra.

Come quando non fumo per giorni. Non accendo il pc per mesi. Allora lì tutto mi sembra inutile e ho la sensazione che per vivere basti molto meno di quello che abbiamo. Questa sera ho visto un film francese sulle donne di una famiglia, nonna madre e nipoti, alla cui scena finale, avendo pignorato e perso ogni bene, si ritrovano con rispettivi cari a fare colazione in mezzo alla strada. Seduti sull'unico tavolino rimasto, con i pochi bicchieri rimasti. E la più triste fra loro, che per tutto il film aveva pianto disperata, rideva leggera e serena chiedendosi se davvero aveva pensato che toccava a un tostapane poterle dare la felicità.

Mentre scopre che è un "je t'aime, par ci par là...". Un ti voglio bene, qui e lì per la vita.

Erano gli strutturalisti? No, forse i formalisti a voler risemantizzare la lingua. Ho prestato quel bel libro di critica che non è mai tornato indietro. Negli acquerelli il bianco non esiste. Non come colore, cioè. Si lascia semplicemente che appaia la tela dal fondo. Il bianco assenza di colore. Oppure luce totale data da primari e rispettivi complementari. Io sono stanca di avere per la testa le teorie ottiche. Forse. Forse queste cose non mi piacciono ma ci sono cresciuta così vicino da non distinguere più ciò che mi appartiene da ciò che ho imparato. Imparato a conoscere, ad amare, studiare.

Mi ha fatto riflettere una frase di mia madre, ieri, mentre si parlava dei miei pestiferi cugini di sei anni. Le ho chiesto "mamma ma io ero brava a scuola alle elementari?". Ricordavo di sì ma la percezione di un bambino sulla sua bravura può anche essere distorta, specie dopo 15 anni. E lei mi ha risposto "Bravissima, non brava. Ma se non ti stavamo addosso non avresti preso neanche la prima elementare!".

I mean, what did she mean?!

Semplicemente questo, che sono svogliata. La ragazza è brillante ma non si applica. Motivo per cui ho la media del 29 ma i miei amici sono già laureati. Solo che la mia domanda è un'altra. Allora quand'è che ho iniziato a studiare? A leggere ogni cosa, a scrivere, a sembrare diversa dai miei compagnetti di liceo... Avevo la mia cosmogonia, io. Era un mix di cartesio ed empirismo. Avevo le mie leggi fisiche, le filosofiche, le politiche, le amorali, le religiosissime. Ma non ricordo quando siano nate. Oggi a tratti mi sembra di essere identica e solo più evoluta. In altri momenti mi sento del tutto scollata da quei sogni ad occhi aperti su D'Annunzio e Joyce. E il problema torna a quello di un vecchio post scritto qui mesi fa. Perché la risposta, ancora, non la so. Alla domanda se la vita è fuori o dentro la letteratura.

Oggi il solito pedantisssssimo amico mi faceva la scaletta delle mostre che vedrà nel viaggio che sta organizzando per partecipare ad un master in editoria di blablabla passando per su tornando a destra e scendendo a sinistra perché lo sai che c'è uno sputo cristallizzato di Picasso in cima all'albero ai piedi del quale Sciascia aveva scritto quel romanzo che poi Bufalino aveva citato alla conferenza di presentazione dell'ultima intervista di Eco a Galimberti, che lo sai no? Lo sai?! NON LO SAPEVI???!! "Ah va beh" - gli sento pensare - "Gala è quella che certe cose non le saprà mai bene quanto me che a cinque anni ne avevo già sei". Rubando la battuta di Luttazzi su Berlusconi, quella clamorosa perché prima Berlusconi lo silura, e poi in visita a qualche superpilotata manifestazione si sparò identica con un bimbo di cinque anni. Già. Il cavaliere e il mio amico a quell'età già ne avevano sei. E allora io ho davvero le palle piene di non essere mai nè di qua nè di là. Nè abbastanza nè troppo poco da poterti rassegnare e vivere felice di pane amore e fantasia. E' di non sapere se l'Arte mi piace che ho le palle piene. Di non sapere che lavoro potrei farci con le cose che so. Fare bene, intendo. Davvero bene come ogni lavoro dovrebbe essere fatto. E' da tempo che ho iniziato almeno dieci libri e non riesco a finirne uno.

Ci sono periodi in cui poso i libri e prendo la chitarra. O la penna. Ma per adesso sembra che riesca ad usare solo questa tastiera. E' troppo comodo il feedback immediato. Troppo stimolante. Ci si adagia direi, ci si vizia. Penso che vorrei stare con qualcuno, un po', a volte. Altre volte penso che ancora per il solito vecchio amore dovrò star male decenni. E lo so, lo sto capendo. Che mi tocca fare 'sta muta del cacchio. Ma non è dolore ogni pelle che perdi? Non è un funerale dei tuoi stessi piedi? Ieri queste identiche cose le vedevo come sfida e via d'uscita. Oggi le vedo come sconfitta e deterrente. Ma oggi, confesso, ho guardato vecchie foto tutto il pomeriggio. Foto in cui io e il grande amore stavamo in giro abbracciandoci davanti all'autoscatto.

Così asciugale queste lacrime, Galina. Sono come i rimproveri di mia madre perché tre anni fa studiavo poco. Non mi tornano indietro proprio un cazzo.

A' la recherche du temps perdu, diceva lui. In questa notte, se non gli anni e l'amore, almeno ci ridanno una gratuita ora in più (mi confondo sempre, è quella solare? ma perché si chiama solare se invece anticipa il buio?! Lo so il motivo, in realtà, ma non mi convince...). Avete visto che ogni tg ci faceva su un servizio chilometrico? Perché non parlano di cose serie, 'sti deficienti...

In proposito mi viene in mente qualcosa sulla conferenza stampa di Buttiglione silurato... Guardando in tv i titoli dei gironali di domani, è assurdo, anzi no, è ovvio ma schifoso, ogni testata ha citato la parte che più le piaceva facendolo passare per mille cose diverse: dall'indignato al saggio allo sconfitto al socrate superior di turno... Ma per me, vi dirò, resta solo un uomo squallido e del tutto fuori luogo in politica. Forse era meglio se Barroso se lo teneva, in Europa. Almeno non stava in Italia.... Motivo per cui ho iniziato a sperare che lo sostituisca la Moratti....

Avanti su, dopo la mia dose di paranoie e sgarbi quotidiani posso anche provare a dormire. Ieri sera comunque mi sono divertita da matti, giusto per la cronaca. Cena da amici e nottata di concerti in un centro sociale per la festa di Liberazione strapiena strapiena di gente. Di tutti i tipi ed età. Ed io, non bevevo nè ridevo tanto da mesi. Ho visto i miei amici felici per me. E' stato dolce, rasserenante.

Do retta al mio sonno maintenant. Bonnenuit mes amis* _Gala_

Postato da: galadali alle 01:45 | link | commenti (3) |

giovedì, 28 ottobre 2004

Vi dice qualcosa il numero 158?

Può essere quello che vi tocca all'eliminacode per consegnare l'iscrizione in facoltà, per comprare un etto di speck, il modello di un'Alfa Romeo, un numero civico, il prefisso di una nuova low-cost telefonica, gli euro di un'autoradio, il nome di un'improbabile boyband (...una mia Prof ad esempio era convinta che quel gruppo si chiamasse Gli Ottocentottantatre...), oppure può essere un autobus, un colorante chimico, una statale fra città e paese satellite. Invece no. Ma in nessuno di questi casi il 158 è solo un numero, lo vedete? E' direttamente un oggetto. E' un gruppo musicale, una macchina, una strada, un turno da attendere. Il che credo sia esattamente quello che intendevano i Pitagorici. Il fatto cioè che il NUMERO è il fondamento della realtà, il loro arché. E anche se Pitagora diceva che quello perfetto è il numero 10, secondo me ogni giorno un numero può essere quello perfetto per voi. Un giorno il 7, un giorno il 6, un giorno il 158.

Perché oggi il 158, per me, è una pagina perfetta.

 La pagina che contiene la frase che mi gira in testa da un pomeriggio intero. In quell'incredibile libro che è Q. Non è un'abbreviazione, un acronimo, un titolo criptato per pubblico ristretto. No, si intitola proprio Q. - In copertina per altro, già mitica quella, campeggia sul giallo di fondo una Q in bianco e nero del De Divina Proportione di Luca Pacioli, il matematico del cinquecento che appare nientepopodimenoche.... nella Pala di Brera di Piero della Francesca, quella con l'uovo che pende dal soffitto, per intenderci... - E insomma, avevo 'sta frase in testa e ho risfogliato le 650 pagine del libro per ritrovarne la dicitura esatta, per rileggere quel che stava prima e dopo. Perché si sposa alla mia giornata, direi. All'incontro di ieri. Alla pelle che sento cadere dopo secoli di stasi. Ed è una di quelle frasi che quando le leggi pensi, ma perché cacchio non l'ho scritta io, o almeno, perché non l'ho capito prima...

Così a voi la perla della pagina Centocinquattotto:

"I morti devono seppellire i morti affinché i vivi possano rinascere a nuova vita."

O la versione di battiato, in quella canzone che citavo nel post di qualche ora fa: si muore un po' per poter vivere.

Che è la chiave di lettura di tutta questa storia. Abbandonare le cellule morte, gli arti atrofizzati, le estremità in cancrena.

*G' à la R.e.v.o.l.u.t.i.o.n*

Postato da: galadali alle 19:30 | link | commenti (1) |

Per Starlet e quanti altri in spiegazione del post precedente...

..Nella mezz'ora che mi separa dall'uscire per andare in ufficio, sì, insieme al resto lavoro pure, ti racconto quale fatto realmente accaduto mi ha fatto scrivere quella perla di saggezza, del tutto inimmaginabile per un carattere come il mio... Così avrai un esempio pratico. Io, ti dirò, mi sono davvero piaciuta. Il che non è la prima volta ma è anche piuttosto raro.

Fatto sta che mentre tornavo a casa - se hai letto vecchi post sai che è in corso una separazione dal mio grande amore che mi sta costando una faticaccia, ma s'ha da fare, perché stavo impazzendo e perché in certo senso ero stata tradita... - così insomma, di punto in bianco, io e Carmen Consoli diremmo "a motti subbitanea", beh, chi mi passa accandto con la macchina?! You're right, il grande amore. Doppia e reciproca paralisi, mi fa cenno di posteggiare e ferma la sua bat-mobile. Per mezz'ora chiacchieriamo di mille cose col cuore in gola, erano passati due mesi senza incontrarci nè sentirci nè nulla, per un attimo si sono sfiorate due nostre dita e abbiamo del tutto perso il filo del discorso, ci è scoppiata una bomba a testa, io un'elettricità così non l'avevo mai sentita..... Ma dopo quei trenta minuti mi sono rabbuiata da morire, tutto d'un colpo, perché d'un colpo ho ricordato. Ho ricordato il suo tradimento. E sono cambiata del tutto. Gliel'ho detto anche. Ho detto che mi dispiaceva d'essere stata istintivamente carina perché invece ero ferita e volevo ancora essere stronza. Ho visto una tristezza tremenda sul suo volto. Lo so che amare fa male, amore mio. Ma è così, amare fa male ad entrambi. E stavo lì con il broncio, ho ripreso il motorino e avevo tutta l'intenzione di andarmene. Solo che poi ho capito. Non lo so come ma HO CAPITO. Ho capito che la rabbia di due mesi fa mi aveva già fatto fare la cosa giusta, cioè mettere fine alla storia. E se ora ci incontriamo per strada, sono ancora una donna tradita? Se ora mando un sms di auguri per il suo compleanno, li sto ancora facendo a qualcuno che mi prende in giro?

La risposta è no, Starlet, Gala, Whoever.

La risposta è no perché diceva Battiato con te non ci sto più, arrivederci amore ciao.

E così, di punto in bianco, sono tornata serena e dolce come prima. Abbiamo parlato altra mezz'ora, ed è così che ci siamo salutati, con un semplice Ciao sorridente. Perché non c'è da dire stronzo. Non c'è da dire puttana. Avevo rabbia e l'ho lasciato, stop. A chi levo oggi il saluto? Ad una persona che non sta con me? E' come se non salutassi un collega di facoltà, o mio fratello. E' come se Amore fosse una persona mentre ci stavo, ma oggi non esiste più. Gala non è fidanzata, punto. Gala sarà innamorata per altri cent'anni, ma va bene, non crea conflitto, e passerà spero. Crea conflitto e rabbia se Gala è fidanzata e viene tradita. Ho reso il concetto?

Mi sono sentita SANA ieri. Sana da morire di salute. Così ho svelato l'antefatto del post che avevo scritto...

Ora scappo a lavoro, spero l'esempio sia chiaro quanto a me è sembrato luminoso e promettente.

Un bacio, Gala*

Postato da: galadali alle 14:33 | link | commenti |

mercoledì, 27 ottobre 2004

Sapete cos'è una sana rabbia?

E' quanto serve per cambiare rotta.

Quando hai trovato qual è la cosa che ti sta suggerendo, qual è quella in cui devi incanalarla, ti metti d'impegno e la compi, anche se è dura, sei abbastanza arrabbiato per farcela.

Quando ce l'hai fatta è il momento di buttarla via e non servirtene fino al prossimo atto di forza necessario.

La vita ne richiede, se si è fortunati tanti, se si è sfortunati troppi. Ma non è così grave.

E' più grave soccombere.

Gala_*

Postato da: galadali alle 18:40 | link | commenti (1) |

martedì, 26 ottobre 2004

Facciamo così, un post disperato dovrà di norma essere seguito da uno entusiasta, così che l'equilibrio finale sia armonico.

- metti che un giorno voglio fare il magistrato e mi fanno il fantastico test psico-attitudinale proposto dal Ministero nella  riforma giudiziaria, metti che mi trovano questo blog e riesumano Freud per analizzarlo, beh, non posso rischiare la carriera perché sembro depressa o sovversiva  -

Così oggi vi racconto una bella storia, perché ogni tanto ce ne sono anche qui. E la bella storia ha per protagonista un uomo per cui forse molte donne, ma sicuramente io, hanno un debole... Uno del cinema, già. Ma uno di quelli che non ha certo la silhouette dell'hollywoodiano, anche perché credo che in bravura e cultura li stracci tutti.

Ed è Peppino, Peppino Impastato. 

Ovvero Luigi Lo Cascio. Tu stai lì al cinema a disperarti per Luce dei miei Occhi, ti compri pure la colonna sonora di Eiunaudi, poi stai a casa a incazzarti e piangere per I Cento Passi, e per ogni altro film lo guardi e pensi che un corpo così, una faccia così, uno sguardo così potresti non stancarti mai di vederli al tuo fianco ogni mattina. Ma poi pensi, Gala, ma che cacchio dici?! Sembri una poveretta seduta dal parrucchiere mentre si tinge di platino e sbava su Novella2000... Cioè insomma, non puoi a 24 anni prenderti ancora le cotte per gli attori! Però che dirvi, saranno i suoi personaggi, saranno i suoi occhi lucidi, il corpo piccolo e bianco, sarà che somiglia al primo ragazzo con cui ho fatto l'amore... C'è qualcosa, che è lo stesso qualcosa che mi fa credere che se parlassi col tipo della biblioteca lui si innamorerebbe all'istante di me perché lo sai, lo sai quando degli occhi non ti mentono. Ed è lo stesso per quando leggi Rilke e pensi che sì, anche lui ti avrebbe amata. Sono folle, I know. Però credo che le cose si sentano.

E beh, oggi l'ho conosciuto. Lui, Lo Cascio. Ha parlato oltre due ore in una conferenza all'Università. Vestito di nero, semplice, magro, piccolo, tremendamente dolce. Lo guardo mentre i professoroni lo presentano e lui se la ride di quel che dicono, così quando prende parola esordisce con "Sapete, sono contento di stare qui, mi sento un professore" e girandosi verso di loro "tanto le stronzate le dite anche voi, sono autorizzato pure io!".. Ovviamente gli applausi dei ragazzi, ma a me ancora non dice nulla. Poi inizia, con gli occhi a volte bassi, vergognato, imbarazzato, si nasconde dentro la maglietta. E ha la faccia e l'umiltà di uno che ti sta dando la ricetta della pasta al forno, ma se lo ascolti, oh my God, passa da Platone a Majakowski a Pasolini a Kafka a Gorgia alle BR a Walter Benjamin a Poe ad Adorno con la naturalezza di un bambino che ti spiega perché gli piace la sua macchinetta radiocomandata. E mi usa pure parole che non conosco, dico, non per cosa, ma le parole sono il mio mestiere! Oppure le usa in strampalate metafore, dopo qualche istante di silenzio passato a cercarle, per poi trovarle esattamente identiche a quelle che la mia mente stava elaborando al posto suo.... Così scusate se mi sono innamorata, ma non è un attore, per me è un uomo. L'ho solo conosciuto attraverso dei film, come uno lo conosci in biblioteca e un altro in palestra.

Perciò sì, mi sento un po' stupida, e semplice come una ragazzina alle prese con Tom Cruise, però insomma, basta con l'intellettualismo! L'altra notte ho sognato che guardavo il Grande Fratello e mi piaceva un sacco. Ed ero disperata, mi dicevo, oddio Galina, come ti sei ridotta?! Ma la cosa peggiore è che il mio cervello è tanto indottrinato di "cultura" che il programma nel sogno l'ho elaborato in un modo assurdo: era il GF degli architetti.... Cioè i concorrenti erano tutti giovani architetti italiani che stavano lì a discutere 24ore al giorno su stili, tecniche, costruzioni e simili... E sapete che missione avevano?! - che mente perversa che ho! - dovevano realizzare con i materiali a disposizione i modellini dei progetti di Sant'Elia, un geniale architetto futurista morto credo a 27 anni o giù di lì, che proprio per questo non aveva mai realizzato nessuna delle sue opere... Così io guardavo 'sti modellini e dicevo, va beh, sarà il Grande Fratello ma cacchio è interessante!  E bene, dopo queste confidenze sul mio avanzato stato di regressione mentale vi dirò cosa penso di tutto ciò:

Luigi sei fighissimo, ke okki ke hai, mi phai morire, Gala&Luigi forever, Ai lov iu, siamo fatti l'uno per l'altra perché ancora non l'hai capito?! SPOSAMI!!

In effetti ognuno ha l'età che si sente, oggi ho l'entusiasmo di una piena terza media... Di classe, non di reggiseno. O almeno, quelli sono fatti miei ;)

Ma non è che per bilanciare il post linguistico/politico dell'ultima volta avrò esagerato...? Se sei arrivato fin qui, RESIDUODIMMAGINE, ti chiedo scusa. Ho proprio te in questo momento davanti agli occhi come parametro della bestialità che ho raggiunto.... But d'you know what? Tanta leggerezza è un sogno, per me, in questo periodo. Stasera ho dodici anni e peso sei chili, alla faccia del grande amore fallito, della laurea sine die, di buttiglione, dei concorsi letterari e degli amici persi per stanchezza.

à bientot.... Galarina slow down.

 

Postato da: galadali alle 23:47 | link | commenti (5) |

mercoledì, 20 ottobre 2004

Mi sono vestita di bianco stamattina. Pantaloni di cotone al ginocchio, una polo di quand'ero piccola, infradito di canna. E sì, si muore ancora dal caldo in Sicilia. A me vestire di bianco piace molto, ho scoperto.

-" A me vestire di bianco piace molto, ho scoperto."

Eh già, facciamo una pausa da quel che volevo dire e analizziamo questa frase. Tipica costruzione posposta alla sicula, verbo alla fine, concetto principale al centro, referente in incipit. "A me" ovviamente non è il soggetto, ma evidentemente i siciliani - per parlare così - hanno un altissimo senso di sé, e una continua preferenza dei peccatori piuttosto che dei peccati... Come a dire, importa chi, prima di cosa. A ME. Sono io il referente di cui parliamo. E di che parliamo? Di qualcosa che ha a che fare con me, il vestire in bianco che mi piace molto. Potrei dire benissimo "A me piace molto vestire di bianco", ma lo stress così è sul fatto che mi piace una cosa, non sulla cosa in sé. Così scopro un'altra cosa sui siciliani, cioè che sono legati ai fatti e non alle divagazioni. Chi, prima. Cosa, poi. I verbi vanno benissimo alla fine, all'inizio non sono necessari. I verbi sono azioni, noi vogliamo fatti. - Mi viene in mente ora la frase BELLISSIMA di uno storico d'arte che parla di Giotto, della grande novità della pittura duecentesca, e dice che il mondo passò "dalla presentazione delle Immagini alla rappresentazione delle Azioni". Dall'iconicità alla narratività. Avete presente il Crocifisso di Giotto per Santa Maria Novella? Guargategli le mani, a Gesù. Cadono dal fondo cui le attacca il chiodo, escono dalla croce, escono nel mondo quelle mani. E' così che Giotto - e in mille altri particolari - ha fatto di Cristo un UOMO. Tranne che per un viso dolce e composto lì non è certo un Dio.  Ma poi.... non sono strani i cristiani ad adorare un uomo morto come loro dio? Quando ancora credevo me lo chiedevo già, in effetti. Guardavo i crocifissi pietosissimi delle chiese, della scuola, quelli tutti "sgarrupati" per rendere meglio il pathos al fedele, e pensavo, ma sarebbe Dio? L'ETERNO? Ma sorvoliamo, finisco sempre ad accanirmi... Anzi, se mi gira un giorno che ho tempo mi siedo e scrivo qualcosa su Buttiglione, Tremaglia, i vescovi, quest’Italia giardinetto del Vaticano e tutto quello che sta succedendo, e allora mi arriverà a casa la censura papale per direttissima... 'sti tipi....-

E comunque riprendo il filo, sì, ancora quello della digressione. Ovvero la Scoperta. Del fatto che mi piace vestire di bianco. Che sottintende lo stupore con cui ogni giorno un uomo si alza, si guarda, e si trova sempre diverso. Vestivo solo di nero qualche anno fa. E quello che volevo dire all'inizio di tutta questa tiritera autogeneratasi, era solo una semplice frase:

Mi sono vestita di bianco stamattina, ma dato l'umore era il caso di vestirsi di nero.

Già, tutto qui quello che mi ha fatto accendere il pc, connettere, iniziare a scrivere. Così, mi rendo conto, è un po' pochino. Anche se a 'sto punto uno dovrebbe avere le idee chiare su cos'è un blog. Ovvero, se è una cosa che fai per te o la fai per te-agli-occhi-degli-altri. La ritengo implicita la risposta. Se siete qui siete dei bloggers, e se siete blogger lo fate - anche inconsciamente - per una vena di ......(cerco la parola da qualche minuto per non essere fraintesa...) di..... ecco, naturalezza. Ove per naturalezza intendo come all'uomo sia naturale, appunto, cercare la socializzazione, l'esposizione, la presentazione un po' imbellettata di sé, e tutte quelle cose per cui noi donne usciamo da casa truccate e gli uomini escono con la barba fatta e tutti improfumati. Ma non ricordo più cosa c'entrasse..... Già, sono distratta. Mentre guido, mentre mi parlano, mentre leggo. Sono un po' distratta....

Ieri notte ho assistito ad un arresto vomitevole. Ne scriverò qualcosa ma la manderò ai miei concittadini, perché questa città si sta facendo un po' fascista ed è necessario porre mano ai rimedi. A voi lo accenno per sommi capi, così che lo sappiano ancora più persone. C'è una strada del centro molto importante per la sua storia e i suoi monumenti, via Crociferi per chi la conosca, dove hanno girato Storia di una Capinera e si trovano le più belle chiese barocche di Catania. La quale strada si trova a chiudere a T una famosissima scalinata che in cima la raggiunge. Ma la scala non è famosa per meriti artistici. E' il mio posto preferito: il pub storico di catania, comunisti, intellettualoidi di sinistra, giocolieri, musicisti, una costante nube di fumo, - e che fumo!-, e poi va beh, un po' di punk e di disordine, un fiume di bottiglie di birra, ma tutto sommato un posto dove ogni tanto qualcuno parla male di Berlusconi, qualcuno presenta dei libri, o cerca le firme per i referendum sulla fecondazione etc. Ad ogni modo, il nostro ADORATO sindaco, medico personale del Berlusca, ha deciso che doveva debellare questo sfacelo. Così ha chiuso al traffico quella strada storica, e fin qui tanto di cappello, è molto più bella senza macchinacce posteggiate, ma poi ha pure pensato di metterci una postazione fissa di sb... ehm... di tutori dell'Ordine pubblico costituita da una macchina di Municipale ed una di vigilanza privata. (Già strano.. perché non solo il pubblico?). E sapete, io la sera giro spesso, almeno giravo prima di decidere di laurearmi davvero, ma non ho visto mai molto controllo... Fatto sta che mi è sembrato un film. Ero seduta da almeno un'ora sui gradini di una chiesa a leggere con un'amica un racconto su un racconto di Calvino, a guardare chi passava, a osservare questi onesti lavoratori che vigilavano sulla famosa strada... E scherzavamo, anche. Ogni cosa che la mia amica faceva le dicevo "attenta che ora vengono e se ti cade il pomodoro della pizzetta sulla scala ti arrestano, o se butti la cicca della sigaretta ti multano", così, minchiate del genere.... Di macchine non ne passavo più, avendo chiuso la strada solo da un lato ed essendo l'altro lato in controsenso, ma ogni tanto qualcuno ignaro del fatto che alla fine c'era la municipale entrava a retromarcia e posteggiava a metà. La strada in tutto sarà di 100-130mt. Nessuno ha detto nulla, ho pensato, il solito spauracchio dei primi giorni. Perché io l'avevo letto sul giornale che c'era 'sta nuova "postazione" di controllo, ma ho anche pensato che sarebbe stato come le cinture di sicurezza, il casco, il patentino, che all'inizio ti fermano sempre e poi se ne fottono con nostro sommo sollievo, e torniamo i siciliani "sgamoni" di sempre. E infatti le macchine non passavano perché materialmente avevano chiuso l'accesso con delle catene, ma i motorini sì, quelli passavano. E vi assicuro che forse sono più delle macchine... Passavano tutti, senza casco, in controsenso. Quei due non facevano niente.

Finché, ovviamente.

Finché non è passato un ragazzo di colore, porca miseria.

E in un secondo mi è sembrato un sogno, l'hanno fermato, il suo motorino è scomparso - a chi dopo mi ha chiesto da testimone dicevo "Non lo so dov'è il motorino, forse gliel'hanno infilato nel CUXX e l'hanno mandato in centrale con tutto il motorino lì...!" -, perché davvero, in UN ATTIMO sono spuntate cazzo di CINQUE VOLANTI a sirene spiegate e l'hanno ammanettato di mala maniera e preso per la testa e infilato in macchina in quattro contro uno, mentre gli altri SBIRRI - e cacchio ci vuole! - tenevano fermi dei ragazzi di catania che conosco che lo volevano aiutare. "E' un mio amico, cazzo, ha vent'anni e ha una figlia di uno, ma per un controsenso guardate come lo state trattando!!!"... Urlava, piangeva. No, non l'arrestato, il ragazzo bianco che era con lui. E io e la mia amica eravamo a 10 metri, pietrificate. Le cinque volanti hanno fatto cose da pazzi. Avrebbero ucciso dieci elefanti per come correvano. Perché attenti, un ragazzo di colore che di notte fa un controsenso appena istituito, col motorino 50, dopo secoli di avanti e indietro per la strada principale della movida notturna di città, beh, sì, secondo le nostre forze dell'ordine, merita l'arresto a sirene spiegate, le manette, i maltrattamenti e probabilmente chissà che altro. Ed io mi chiedo, ma da dove sono spuntate in un istante -vi giuro, è durato in tutto tre minuti- tutte quelle pattuglie?

Ma soprattutto....

Perché cazzo i bianchi possono fare i controsensi e i neri no?!?!?!?!?!

Scusate i toni, mi accaloro sempre per cose del genere. Anzi, mi smuovono proprio i nervi.... Così forse per compensare oggi sarebbe meglio non comprarlo il giornale, non ci si può intossicare ogni giorno di Allucinata Statalità. Vogliamo parlare delle aliquote Irpef? Meno tasse, certo Belusca, PER I RICCHI!

Una volta, tanto tempo fa, ero di destra. Perché il mondo a 15 anni lo guardavo con i soldi dei miei genitori. Io vivo ancora a casa, e i soldi sono sempre quelli, ma oggi non mi passerebbe mai per la testa di pensare che tutto quello sia giusto. Anche se è vantaggioso, anche se a me conviene. No, oggi mi fanno urlare le boiate che fa il governo. Che in piccolo fa la Regione Siciliana. Che in piccolissimo fa la Giunta di Catania. Che in micro fa uno sbirro razzista di quartiere.

E veniva, ieri sera, veniva tanta voglia di urlar loro FASCISTI.

Se solo avessero capito che era un insulto.

Torno ai miei studi, a Giotto. Anzi stamattina per protesta faccio Donatello, l'uomo che mise "Un Contadino In Croce".

A presto, con la speranza che siate indignati.

Gala Dalì*

Postato da: galadali alle 12:28 | link | commenti (7) |

lunedì, 18 ottobre 2004

Ho deciso di regolare gli orari, ho fatto troppo tardi la sera e di conseguenza la mattina... Così oggi scriverò solo due righe frutto di riflessioni che mi stanno molto a cuore in questi giorni.

E cioè che di se stessi si può solo essere avvocati, non giudici. Nel senso che l'obiettività è al contrario una visione molto parziale delle cose. Perché si può aggirare la propria autocensura difensiva e irrazionale, tutto sommato, ma non si è mai abbastanza lucidi per decifrare e ridurre in parole ciò che il subconscio ci suggerisce.

Come a dire, provate a raccontarvi a qualcuno, senza censure, e vi vedrete diversi da come vi siete sempre visti.

Ora, non voglio parlare di me. Ma ho la sensazione che sia un momento di cui mi ricorderò a lungo.

Per il resto studio tranquilla, ho deciso di rimandare l'esame e uscire un po' da casa. Farà bene, la vita è piena di cose e ad essere troppo rigidi si finisce col mancare di equilibrio, anche se la rigidità viene applicata a cose giuste come il proprio dovere. Anzi, sono più serena da questo punto di vista, è come se iniziassi ad accettare il futuro delle premesse che ho costruito. Il che grazie ad una persona che mi fa amare quello che studio, la Prof cui, mi sa, chiederò la tesi. Abbandono la linguistica, anche se avevo spesso pensato che l'avrei fatta lì. Che poi l'ho pensato solo perché me l'hanno chiesto loro mentre facevo l'esame, e ora che è passato un po' di tempo quest'idea era sedimentata abbastanza per decidere... Ma lo so, è tipico da me. Aspettare fino all'ultimo e al'ultimo cambiare.

Perché non è con amore che le cose vanno fatte? Non è con passione e coscienza? E allora vi assicuro, devo imbarcarmi nella titanica impresa di farla in Arte.... Titanica perché la commissione è tremenda e tiene in tesi - dicono tutti - almeno due anni. Il che, per me, è assolutamente fuori discussione. Ma dato che non ho mai desiderato tanto studiare come adesso che studio arte, e mai ho ammirato la cultura di una persona e le doti di un insegnante come la docente in questione, credo sia giusto scegliere in base a queste sensazioni positive... Mi sono fatta pallosa, lo so.. Penso solo a questo! Però in compenso ieri ho fatto vacanza e sono andata a trovare mia nonna guidando per un centinaio di chilometri, fra il tramonto e il buio della prima sera, fra la dolcezza del suo sorriso e il pigiama color biscotto di cotone morbido... In tutto due ore di strada per baciarla venti minuti, l'orario di visite dell'ospedale è rigidissimo. Ma è stata la scelta giusta, ha riempito il cuore di entrambe. Sì, mi sono fatta pallosa e melensa, sarà l'autunno! Va bene allora brutti bastardi spioni che leggete sto cazzo di blog va bene se parlo così?! ;) Ah, già, il mio solito problema. Non ho mezze misure.... Ma del resto... Non ci sono più le mezze stagioni..

:) Domani si ricomincia, è lunedi. Buona settimata a tutti_ Gala*

Postato da: galadali alle 00:55 | link | commenti (1) |

venerdì, 08 ottobre 2004

Sai quanto oggi avrei voluto prendere il telefono e chiamarti? Tanto da piangere come una bambina che non capisce perché è meglio fare l'ultima puntura al suo gatto malato. Quello che sto facendo è un lucido e cosciente abbattimento dell'amore che provo per te. A me basterebbe alzare la cornetta per trovarti lì in un attimo. Lo so che ci sei. E tu sai che io sono ancora nel buio più totale. Che tornerei a gambe levate, in giorni come questo. "Hai chiamato?" mi ha chiesto la mia migliore amica. "No, sono brava" le ho risposto. Ma brava in cosa, a controllarmi? Brava a mantenere la mia parola? Brava a piangere sola senza correre da te? Più il tempo passa più i nostri problemi diventano piccoli e lontani, ma solo quelli, non il tuo odore, i tuoi occhi, la tua bocca. Il resto è tutto lì dov'era prima, fuso al mio corpo. Così stento a ricordare perché ti ho lasciato, perché ti odiavo, perché ho chiuso il telefono in cinque minuti esatti quel cazzo di sera del 31 agosto. Sono un mese e otto giorni. Se riesco a fare l'esame per il 27 dovrò studiare giorno e notte, non credo uscirò di sera. Ovvero non ci incontreremo x caso nemmeno tutto questo mese. L'ultima volta che sono uscita c'era un'aria così strana intorno. Non capivo cosa dicevano i miei amici, giocavo a mettere in equilibrio una matita su un accendino. Non sapevo se avevo il terrore o la foga di guardarmi intorno e vederti spuntare, così a tratti mi nascondevo dietro la gente, a tratti non staccavo gli occhi dalla porta.

Anche questo blog segue le mie altalene. Che oggi si accontenti del mio tono dimesso. G_

Postato da: galadali alle 18:29 | link | commenti (1) |

lunedì, 04 ottobre 2004

Oltre alle mie lacrime, ogni tanto, 

e al dolore, sempre,

quello che hai lasciato di vivo in questa stanza è una piccola piantina di begonie viola.

L'avevi comprata per tua madre un pomeriggio in cui decine di piccoli boy-scout giravano in città con questi vasi. Sono entrati a lavoro da te, l'offerta andava a non so quale malattia. Ero in giro anche io, quel pomeriggio. E ogni boy-scout che vedevo pensavo "ora posteggio la macchina e ne compro una". E infatti, ma mi è andata male. Ormai erano le sette passate ed erano rimasti gli scout più sfigati con le begonie più sfigate. Però li ho inseguiti, giuro. Li ho visti da lontano - come si fa a non notare quattro salsicciotti con cappelli da cowboy e calzettoni al ginocchio in pieno inverno...- e ho corso a piedi finché non ho urlato loro di fermarsi. Manco "je" pareva vero... Avevano sudato tutto il pomeriggio per venderne due, porta a porta, negozio dopo negozio, pensilina dopo pensilina, e si vedono una che corre i cento metri per comprare una begonia da schifo... E sì, perché era proprio l'ultima... Fiori giallo-rosa-salmone-pesca sciroppata.... Foglie... due. Su mezzo metro di pianta. Ma tant'è..... Vai, è beneficenza. Partono otto Euri come agua. Dai dai, è una buona causa.

Ma fatto sta che ormai sono vicina al tuo lavoro, so che non ci sono altri colleghi. Okay... passo per un salutino.... E ti trovo lì con una fighissima begonia viola piena di fiori e foglie.... Un eden, praticamente. Evidentemente l'hai comprata alle quattro, non alle otto di sera come me. Sono le dure leggi dei boy-scout: Chi tardi arriva male alloggia. E allora un po' ti faccio l'occhio languido, un po' mi sento in colpa perché l'hai presa per tua mamma.... Dici che posso prendermela perché l'hai solo comprata x pena... ehm... beneficenza.... "ma se almeno facciamo cambio? dai sta male se la rubo a tua mamma!" Ma in effetti tua madre non lo sa che le hai preso una pianta mentre eri a lavoro... E non lo saprà mai soprattutto. Perché me la sono portata io! :)

Così arrivo a casa e tutta contenta ho rifiliato la cagata dai fiori rosa fiori di pesco alla mia vecchietta, mentre in camera mia ho montato un bel vasetto con quella figatona di begonia viola.

In effetti non le ho dato un nome. La chiamo semplicemente Amore. Come te.

Certe volte quando la innaffio penso a te e piango. O viceversa, la innaffio quando mi manchi per sentirti ancora qui.

Di te non so nulla da un mese e quattro giorni. Quanti ce ne vorranno per "guarire" del tutto? In quanto si dimentica qualcuno che ami da quattro anni? E tu. Tu mi ami ancora?

Le sussurro al nulla con lacrime agli occhi, queste parole. Con un filo di voce.

E guarda un po'... Sono qui a dirle a 6miliardi potenziali di persone tranne che a te. Allora oggi ti avrei chiamato per dire semplicemente Ciao Amore, tutto a posto? Io ho avuto una lunghissima giornata. Ho iniziato la fisioterapia per il collo e la tipa mi ha trovato tutta storta. Sì, ha l'età dei nostri genitori. Mhhh.. No non chiedermelo, non saprei descrivertela di preciso. - Anche se sinceramente non mi avresti mai chiesto "come ti è sembrata":  ma dico scherziamo, quattro parole di fila?! Non le hai mai dette neanche in piena euforia alcolica... :/ - Però come al solito avrei compensato io. Ti avrei raccontato tutto quello che ho fatto, e tu probabilmente avresti ascoltato la mia animazione con un po' di noia, la tua solita, tremenda, inguaribile apatia.

Io sono stata ad un funerale questa mattina. Ti avrei raccontato anche quello sai? Ti avrei detto che sono stata brava, che non ho pianto. Sì, lo so che non la conoscevo neanche, però era la nonnina della mia migliore amica, mi dispiaceva per lei, e poi a me fanno SEMPRE piangere i funerali.

La cosa che non ti avrei raccontato è quel che ho pensato tornando a casa dal funerale. Perchè se fossi stata ancora con te non l'avrei pensata mai.

Ed era quasi una sola parola, in sostanza.

L'Assenza.

Cioè il fatto che l'assenza è uno dei veleni della vita. Di quante cose accusiamo la mancanza, ogni giorno? Di quante persone? La morte ne è la forma più grave ma esistono distanze e perdite che sono veramente dolorose. Io non lo so come si fa a superarle. E si vede, visto come sto gestendo male la "separazione" da te. Forse voglio troppo. O in generale o rispetto al poco tempo che è passato. Però penso una cosa... E cioè che in fondo, dico va, per fare qualche nome a caso di illusrti precedenti in questi amori strascicati, Dante e Proust mica stavano tanto meglio di me... O Shakespeare, o Garcia Lorca, o 'dda povera Saffo per metterci anche una donna... E insomma, qualcosina l'hanno pur fatta....

Indi per cui, o mia Gala funesta,

vatinni a letto e 'n' ci rumpiri 'a testa!

;) Oh, se letta con le dovute sinalefe al secondo verso sono due endecasillabi piani a rima baciata pulti puliti...

'A Shekspiiiir, fammi largo! :P Sì lo so, studio troppo ed "esco" poco, per dirla così... Prometto, appena finisco quest'esame, ma probabilmente si farà novembre, mi prendo una sbronza colossale e vado in cerca di un one-night-stand!

Rossella O'hara (oddio ma come si scrive?!), magistra vitae, se leggi ancora questo blog sappi che mi servirai tu per attraccare, pare che hai il miele addosso... Stordisci un uomo e io lo sistemo ;)

Per adesso, siamo io e la mia begonia, tristi annoiate e..... buonanotte.

Gala, schizofrenica, innamorata.

Postato da: galadali alle 22:38 | link | commenti |

domenica, 03 ottobre 2004

..Domenica pomeriggio... Baratro di studio e solitudine!

Ho cucinato un pollo al curry da paura, la casa è tutta mia, non c'è nessuno. Ma oltre questo ho una pila di giornali da sistemare, di libri da leggere, da studiare, il letto non lo faccio neanche più, non parliamo di uscire o fare pausa... E la cosa che più mi appesantisce è questa, non poter disporre del mio tempo come voglio. Ci sono scadenze che non si posso rimandare. Perché la vita è veloce quando vorresti fosse lenta, invece è uno stillicidio di lentezza quando vorresti che già fossero passati anni. Ho spostato il datario del cellulare di due anni. Dice che oggi è il 3 ottobre duemilasei. Dove sarò? Vorrei saltare direttamente questo tempo. Lo so che sono confusionaria ma è questo che al momento regna nella mia testa. Una serie di date, stili, immagini, artisti, epoche, metafisiche, estetiche di luce salvifica e buio escatologico, impianti basilicali, sculture aggettanti. Penso alla tesi di laurea e inizio a grattarmi, sto diventando un caso clinico ancora prima di chiederla. No no, devo smettere di scrivere... Non è il momento di farsi domande. Certe volte pensare a cose anche appena più grandi di un nocciolo è praticamente insostenibile. Propio la testa non mi viene dietro, non mi segue, il corpo protesta e inizio ad avere prurito. Così è solo il dovere. Solo il Dovere a farmi stare meglio. Paradossalmente... E' la stessa cosa che mi schiaccia, ma se non ne vengo a capo resto seduta a grattarmi e lamentarmi della colite. Ben detto Galina, sei tornata alla lucidità. Oggi si studia l'architettura gotica fiorentina. Perché c'era una volta una città che aveva ottimi commerci e ricchissimi banchieri.... E c'era un Santo che predicava dicendo "ecco, lo vedete che Dio esiste? Non cercate di dimostrarlo. La prova della sua esistenza è implicita nella chiarezza con cui viene enunciata. Ovvero, semplicemente, è la Verità.".

Ma se fossi nata lì allora avrei mai dubitato? Ma il dubbio è il principio della conoscenza, guai a non dubitare diceva san tommaso. Ah... Ma allora ci sono due Tommasi santi? E quel tommaso della mia scuola che mi piaceva anni fa che fine ha fatto? Minchia Gà.... ho detto silenzio. E basta!

Postato da: galadali alle 15:15 | link | commenti |

 

Archivio

oggi
aprile 2009
luglio 2008
luglio 2007
agosto 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004

 

Categorie

Bottoni

Counter

visitato *loading* volte