Gala Dalì

Imperare sibi maximum imperium est

giovedì, 30 settembre 2004

Sfilo la mia collana, la scuola è finita.

Da sei anni già. Un ottimo diploma in attesa di laurea.

Ma c'è qualcosa.... come se non fosse mai finita.. Qualcosa che non cambia mai.

 

Il 29 settembre era il giorno della prima festa di classe. Il primo compleanno dell'anno di uno di noi. Come nel 'Novantasei. Come nel Duemilaquattro. Ho ricevuto la chiamata qualche giorno fa, Gala ci sei? Sì, excompagno, ci sarò.

E sono appena ritornata. - Con non so perché ma anche un appuntamento x la settimana prossima. -

Allora che magia è quella che in due giorni mi ha riempita di telefonate? Che ti metti? Andiamo insieme? Il regalo?

Non ci sentivamo da mesi, dall'ultima festa in comune. Ma noi siamo così, forse lo sono tutte le classi. Tutti i licei del mondo.

 

Una colla, ecco cosa siamo. Lo stesso passato, la stessa adolescenza. E non importa che io sia diventata l'opposto di ciò che ero e di ciò che sono loro. Perché sì, un tempo ci somigliavamo. Ma quante cose sono cambiate in questi sei anni.... Loro hanno fatto tutti la stessa facoltà, il mio gruppetto intimo almeno. Ovviamente non Io. Ovviamente avevo altro da fare.

 

Così oggi sono una pianta innestata, bastarda, spuria.

Mentre voi sembrate gli stessi di sempre, o almeno, lo sviluppo delle stesse premesse.

E poteva esserci una candela a forma di 15 su quella torta. Era la stessa anche la musica, volutamente.

Ma gli anni erano 25, e tra un po' li farò anch'io.

Io che non sono più così, ma tanto che vuoi che cambi, quando attaccano un disco siamo tutti uguali, stessi sorrisi, stessi bicchieri, stessi balletti.

Poi viene il giorno e non ci sentiamo per sei mesi, fino alla prossima festa; e nel frattempo stiamo ai lati opposti delle barricate. Io con gli intellettualoidi comunisti, voi con il Grande Fratello.

 Non c'è rimedio, tranne che nella MUSICA. Io ballo dal quando sono nata, ho sempre e solo ballato, a scuola di danza, a casa, alle feste, nella doccia, sulla spiaggia, ovunque. Ma mai ho ballato ridendo tanto come quando ballo con loro. Sì, due volte l'anno. Ma ogni volta è come se avessimo ancora la divisa del collegio addosso, e i Prof che ci guardano saltare sui tavoli, e ho sedici anni, e ho i capelli lunghi e crespi, e voi avete l'apparecchio ai denti, e i ragazzi hanno i brufoli, e intanto ridiamo... Ridiamo fino alle lacrime, vestiti come fagotti nel grigio monacale delle uniformi, goffi, sovrappeso.

 

Se li guardavo stasera sembravano tutti usciti dalla tivù. Tutti i maschietti con le camicie fighe, le ragazze con i capelli a scalare e i tacchi, tutti magri, tutti con i soldi in tasca. Come me, fuori. Ma dentro cosa è rimasto non glielo chiedo, non più, non mi interessa. Ridiamo di quella e quella e quell'altra volta che..., sì, certo che me lo ricordo. Ma nessuno sa cosa penso. Di nessuno so cosa pensi.

Me ne accorgo solo io? Credo di no. Mi scervello per immaginare cosa pensino di me. Sembrerò ipocrita, questo al 90%. Come fa una così così e cosà a dire che è di sinistra mentre viene dall'ambiente più a destra della città?!  Che poi sapete in che consistono destra e sinistra? Dove vai la sera, come ti vesti, cosa guardi in tivù. Tutto qui, giuro. Allora la palestra dobbiamo anticiparla perché una non arriva a vedere il Grande Fratello. Sorrido, imbarazzo, fingo un attacco di allergia e inizio a grattarmi tutta. Lei sorride, mi dice che la tv serve solo a rilassarsi e si vede pure la de filippi. Okay. Sopravviverò. Anche se otto anni siamo state sedute vicine per le mattine di nove mesi su dodici. Sopravvivo e sì, va bene, spostiamo la palestra.

 

Perché io, la mia classe di pazzi agli antipodi da me, LA AMO ALLA FOLLIA.

 

E non c'è storia, mi fanno bene al cuore anche quando dicono boiate.

Io sento tutto con un'intensità da far paura, lo so. Forse è per questo che della scuola ho tanta profondità di ricordi e sensazioni. Ma non posso cambiarlo, non posso andare oltre. E' stata la cosa più bella della mia vita credo. Anche se piangevo ogni giorno, e scrivevo chiusa a chiave nel cesso, e non so che diavolo avessi. Forse erano solo i sedici anni. Semplicemente, quell'assurdità che è l'adolescenza.

Oggi Gala ne hai Ventiquattro.

Ma io ve lo giuro. Dentro sono ancora seduta a prima ora in un banchetto verde con quel tesoro di compagna accanto. L'unica cui ancora riesco a parlare. L'unica che ancora sa tutto di me.

A lei, a tutti loro, questa sera, l'abbraccio più caldo del mondo.

 

Gala liceale inside. ********

 

-Deeeentro a un replay….. -

 

Postato da: galadali alle 01:34 | link | commenti |

lunedì, 27 settembre 2004

Solo un piccolo pensiero veloce, mentre studio. E cioè che incantarmi sopra i libri ore a pensare ai cazzi miei, al passato, a quand'ero a scuola, all'amore, a come vorrei fare i capelli, a come vorrei mi vedessero gli altri, al perché mia ex-cognata ha sempre duemila uomini, alla sezione in cui ero prima che la scuola mi spostasse controvoglia, alla mia dirimpettaia che si ritira con suo figlio di pochi anni e ancora mi chiedo se restare incinta alla fine le sia piaciuto nonostante il cambio di vita, perdere tempo tagliando incantata le doppie punte, limare le unghie e starnutire per la polvere che viene fuori, poi leggere due righe dal libro e ripartire per altra mezz'ora di reverie (ancora non ho imparato il circonflesso)...

 ...beh.....

.......volevo dire che tutto questo mi sa di odioso strascico barocco tardo-adolescenziale.

E ccheccazzo.... A ventiquattro anni la mia dirimpettaia già ce l'aveva il figlio! Ora non è che mi importi molto di avere bambini, ma voglio dire, è il concetto Ragazza/Donna che mi turba. Quando passerò il confine? Eh? EH?! Mamma?! Quando divento grande? Mamma dai rispondi! Mamma me lo compri un aquilone?

 

Bohhhh.... Menomale che non ci viene nessuno che conosco in questo blog... T'immagini che figura?!

Che distruzione quest'esame... non riesco a concentrarmi proprio. Da Gennaio a Luglio sono stata una macchinetta, mi sono levata tre bestie di materie. Dopo le vacanze il cervello mi è andato in frantumi... AIUTO. Mamma mi iscrivi al CEPU?!

O_O stendiamo un velo colorato... Buon Lunedi!

Postato da: galadali alle 12:34 | link | commenti (1) |

venerdì, 24 settembre 2004

:( ho mal di pancia.. sempre..

Quando accendo il cellulare la mattina, quando penso, quando ricordo, quando non studio, quando mi raccontano chi c'era al solito pub mentre io me ne sto a casa indecisa se uscire oppure no, quando leggo il giornale, quando vedo le foto delle due Simone e aspetto di sentirle raccontare di quest'incubo, quando apro un sms, quando non arrivano sms, quando mi sveglio dopo aver sognato, quando gli amici mi raccontano come stanno bene lontano da qui, quando quelli che sono rimasti sono felicemente accoppiati, e si dicono ti amo davanti ai miei occhi, ed io me lo chiedo perché certe volte la gente ha tanto culo ed è felice di stare con qualcuno. Io non lo so, forse non sono obiettiva al momento, ma ricordo che per me l'amore è sempre stato dolore, sofferenza, intensità insopportabile.

"ci sono stati dei momenti belli ma li ho persi già", mi viene in mente un verso di Bersani. Per esempio due anni fa ho visto un concerto di bersani con i miei amici, e tu eri lì con una tua amica, e non ci vedevamo da almeno un mese, come stavolta, come ogni volta in cui ci lasciamo, ed io ero così turbata dal rivederti, e non mi sono goduta nulla, e allora anche se poi sono tornata da te altre mille volte c'erano sempre più cose brutte da dimenticare che cose belle fatte insieme da ricordare.

E piango, ora.

Non lo so se il nervosismo di queste settimane sia dato dal fatto che sto provando per l'ennesima volta a dimenticarti, se questa tristezza, l'insofferenza per lo studio, per gli amici, per la città, per le coppie felici, e addirittura il tremore di un occhio, possano venire tutti da te... Cioè, al contrario, dall'assenza di te. Ma è probabile, anche se non del tutto.

Mi sono sempre detta che era meglio la tristezza dell'assenza piuttosto che la disperazione di una presenza frustrante.

Ne sono ancora convinta, razionalmente. E non voglio tornare alla vita che ho fatto con te, anzi, alla vita negata che ho subito da te. Ma come sempre una parte di me, oltre ad amarti al di là di ogni logica, trova anche comodo battersi con un nemico conosciuto, che a volte mi dà una tregua di benessere, a volte mi fa ridere, a volte mi fa sentire amata. Solo che in proporzione tutto ciò è un decimo del totale, mentre il resto è guerra, guerra per tutto.

Siamo le persone più diverse che ci siano al mondo. Non so come abbiamo fatto ad innamorarci e provare a stare insieme quattro anni. Mio padre mi vedeva piangere come una matta, cazzo, come una matta. Mi diceva che gli sembravo sola a battere la testa contro un muro di gomma.

Così, ancora sono qui a piangere.

Però non sono al telefono con te, e non mi odio più per la mia debolezza.

Le lacrime sono debolezza solo quando non portano con sè alcun moto di reazione, quando sono versate su qualcuno nella speranza che sia tale qualcuno ad asciugarle al posto mio. Ecco cosa c'è di diverso. Piango, sola, nella mia stanza. E lo dico davvero con orgoglio, perché penso che un giorno mi dirò "brava Galina, hai contato solo su te stessa e ce l'hai fatta". A stare bene, intendo. Voglio solo questo. Sentirmi in equilibrio nella vita.

Per ora, ho ancora mal di pancia. Ma voglio convincermi che sia così, che un giorno sarà tutto un ricordo.

"Uno dei segreti per vivere felici... è avere una cattiva memoria". - R. B. Brown, che non so chi sia ma ne ha detta una giusta.

No alarms and no surprises, please.... SILENCE. G*

Postato da: galadali alle 23:35 | link | commenti (4) |

Rigorosamnete postato senza rileggere

Ma noooo... ma cosa vi fa pensare mai che sono ubriaca?!

Che mi rideva la faccia e dietro non c'era un solo grammo di mente?!

Volevo andarmene, presto, via. Da una serata in casa di amici da cui potevo "uscire" solo in sensi alternativi a quelli che prevedevano i miei piedi e una macchina in corsa fino a casa. E così, andava tutto bene, quello che c'era, non importava. Fragolino, barolo, chianti, prosecco. That's okay, I don't care tonight.

Chi cantava, chi mangiava, chi si baciava.

Io, per esempio, scrivevo. Sul moleskine, ovviamente. Come tutti. E se fosse per me lancerei dalla finestra i moleskine di tutto il mondo, e leverei la parola ad ogni uomo, e costringerei tutti al silenzio, a non agire, a non guardare. Ecco, la multa. Io la multa stanotte la farei a quelli che mi guardano negli occhi. La retina. La retina trattiene le immagini oltre il tempo in cui le fissiamo. Per questo quei geni dei futuristi dipingevano così, perché sulla retina si accavallano i movimenti compiuti dall'oggetto osservato, e riprodurlo può solo implicare un vortice di membra al posto di due gambe. Come il cane a passeggio di Balla, i cavalli, i grattacieli della città di boccioni. E se anche fossero solo palazzi è così che voglio immaginarli, come dei grattacieli. Skyscraper. Calco strutturale, altrimenti detto segnico. Il segno, il significante, Saussure, quando cazzo la chiedo la tesi? E su cosa?!?!

Ma quando ti laurei? Menomale che hai preso due chili, a maggio eri troppo magra. Ma aspettaaaa, c'è il grande fratello, accendete la tv! -poi dite che non avevo motivo di scappare o ubriacarmi!-

Così ora sono qui, e meglio così, smaltisco come piace a me. Non si può avere una gola di riserva per continuare ad accendere sigarette quando supero le mie 4? La mente e lo stomaco richiedono gesti di distrazione, di atteggiamento, di reazione. Ma poi il corpo si rifiuta di seguirmi, e se mangio troppo mi fa male la pancia, se fumo la gola. In effetti potrei studiare la funzione semantica dell'intonazione, per la tesi... Prendiamo la frase "SE FUMO LA GOLA". A parte l'ellissi di un qualche avverbio (es. troppo, poco) e del verbo principale, ma poi che cazzo di pensieri alle due di notte, con una pausa a metà si capisce il giusto senso, ma se non la faccio sembra che mi stia fumando la gola... E' questa la funzione metalinguistica, n'est-ce pas? La lingua che parla della lingua. Sembra la scatola cinese, la foto di bologna che ho visto ieri sera, archi dentro archi dentro archi.... Sembra il filo dei pensieri, cazzata su cazzata su cazzata. Parecchio alcolica, direi. Fortuna che non rimetto mai. Ma basta, sono stanca. Ora si va a letto e si prova a riposare.

Sperando di metasognare, metasognare, metasognare. E metaviaggiare, senza occhi, nè pelle.

Dalla voce Viaggiare dello zingarelli: "viaggiare come un baule: senza interessarsi di ciò che si vede, senza imparare nulla e simili". Certe volte sono troppo, troppo stanca di leggere ancora libri. Lo caldeggio sempre più, voglio fare la vecchia contadina siciliana che pianta pomodori e cucina per quindici parenti pranzo e cena.

Ecco una cosa leggera che adoro. CUCINARE. Svuota la mente, divento mani che lavorano il cibo e dita che odorano di aglio. Se solo poteste sentire quanta poesia ci vedo vorreste avere tutti le dita dentro un barattolo di pesto.

Gà, fermati. Vai a letto, è solo bisogno di dormirci su. A quel Fragolinobarolochiantiprosecco. E per la cronaca..... ho fatto delle lasagne al radicchio troppu boni...

Stravolta, notte._*G%!]Dalì°

Postato da: galadali alle 01:44 | link | commenti (1) |

giovedì, 23 settembre 2004
Question tag.

Non so, qualcosa non mi convince. La direzione dei miei passi? L'università? La sicilia? Rutelli?! Quell'ex con cui ho sognato stanotte di fare l'amore? Gli onion rings mangiati a cena?! La sveglia presto di domani mattina? L'estetista ancora da chiamare? Oddio il commercialista? E il modo migliore in cui morire? O il consenso all'espianto? E i figli? E l'Inter, porca paletta? E la cervicale? Le ginocchia? In quale anno ho avuto l'incidente? E Guglielmo autore della croce su tavola del 1138 è Guglielmo autore del pergamo di Pisa ed è Guglielmo scultore collaboratore di Niccolò a San Zeno? E perché il portale di San Zeno ha nel 1100 formelle espressioniste modello Schiele?! E perché i bizantini allungavano le figure a dismisura? Ma poi perché quando studio una materia divento monotematica?! Allora sono scema? O sono brava? Ma sono cresciuta? E la noterebbe la differenza chi mi ha dato quel primo bacio? Ma come fa una donna a farsi rimorchiare dal tipo che le piace tanto?! Mi laureo entro 'sto cacchio di anno accademico? E ce la faccio ad andarmene?

Ma soprattutto... Smetterò di farmi domande del cazzo invece di dormire serena?

In certi momenti mi sembra impossibile, in altri la semplicità del nulla è già una garanzia di benessere.

Forse vorrei dimenticare, per prima cosa. Di averti amato così tanto. E se ti avessi davanti preferirei morire piuttosto che rischiare di ferirti dicendo che vorrei scordare tutto, ma sono sola qui, posso parlare apertamente.

...Solo che appena ti penso mi scende dentro il silenzio. Il gelo.

Sono 22 giorni che non so nulla di te. Che mi giro dall'altra parte se vedo una macchina rossa. Che incontro i tuoi amici e non chiedo che fai. All'inizio non è stato difficile, ora è sempre peggio. Solo se chiudo gli occhi e immagino una nuvola nel cielo plasmata come la parola LIBERTA', allora, riesco ad essere contenta e determinata della mia scelta di non stare più insieme. E non libertà di fare chissà che. Ti sono più "fedele" ora che due anni fa. Ma è libertà di non litigare con nessuno, di non morire se esci con un'altra, di non ridurre gli occhi come due mongolfiere.

 E' una strana libertà, ancora immatura.

Io spero soltanto che un giorno il suo gusto sarà pieno e forte come foglie di menta, come peperoncino, come vino rosso.

Il giorno in cui mi sentirò padrona dei miei sentimenti: Imperare sibi maximum imperium est. Non era scelta a caso... Lavori in corso d'opera. Speriamo bene.

A letto, domani si studia. Capirai, che novità.... Arrvrecci. (siculo per adios!, letteralmente arrivederci). Galina triste_

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lunedì, 20 settembre 2004

Perché a me il punto sembra uno.

E cioè che se qualcuno non è in grado di mantenere una promessa perché cacchio la fa? E perché me la deve sbrodolare in faccia per anni e anni finché non me ne convinco? Ma soprattutto perché quando me ne sono convinta e mi sono fidata sono cascata col culo per terra?!?

Allora deduco una cosa. Che uno o si guarda allo specchio col cuore in mano e dice "meglio che figli non ne faccio", oppure se proprio li vuole è meglio che non promette loro di essere in ogni occasione della vita la migliore spalla cui poggiarsi.

Ho visto Le Chiavi di Casa e Fahrenheit 9/11, questo weekend. Che film diversi... Eppure io ho pianto allo stesso modo, nell'uno e nell'altro. Mhh.. no con Amelio ho pianto di più in effetti, ma perché la storia dei genitori e dei figli è una delle cose che mi colpisce di più al mondo. Insieme a quella di Dio. Che poi a pensarci bene si somigliano tanto.... Quando muore un figlio abbandonato dal padre… Quando muore un figlio mentre la madre assiste impotente. L'iconografia della Pietà quand'è iniziata? E che nessuno pensi al Michelangelo di San Pietro, please... Parlo della Rondanini quando penso a una VERA Pietà di Michelangelo. All'estremo parto che si compie nella morte. Alle ginocchia spezzate, al viso reso polvere, alle braccia di Gesù fuse di nuovo al corpo vecchio di Maria. E sembra una scena irachena di Fahrenheit. Sembra il corpo nudo di Paolo incastrato nei ferri di una fisioterapista tedesca. Dov'è Dio ho smesso di chiedermelo, anni fa. E' come se ci fossimo lasciati di comune accordo. - Ma non mi starò facendo troppo intima in questo blog? – E’ che ho il vizio di partire da una molecola e poi ritrovarmi in mezzo all'oceano! Anche se è così che mi piace guardare il mondo, occhio destro/emisfero sinistro dentro un microscopio, e occhio sinistro/emisfero destro dentro un telescopio.

Infinitamente piccolo nelle emozioni, infinitamente grande nelle deduzioni.

-Infinitamente cretina a stare qui invece che a studiare.. quando poi arriverò all'esame e mi mangerò le mani. -

Adios* Galarina Dalì_

Postato da: galadali alle 15:29 | link | commenti (1) |

domenica, 19 settembre 2004

Cereali e yogurt, per colazione. Ma cos'è questo sapore d'infanzia che ho in bocca?

Non immaginate come sia stato bello venirne a capo. Risalire lungo il filo di un gusto che mi ha condotta dritto ai miei otto anni. Quasi gli occhi e tutti i sensi in un attimo fossero solo papille gustative, concentrazione, boccone dopo boccone a cadenza regolare, come un automa tutto incentrato nei suoi calcoli che altro non vede o esegue.

E poi lì, il filo che diventa un fatto. Di quand'ero piccola, un gusto.

*I biscotti con la marmellata e il burro dopo averne mangiati troppi senza bere nulla.*

Era questa l'esatta sensazione avuta, in fondo in fondo, lontano lontano. Ho colto, un fiore ancora dalla mia infanzia.

Allora è vero che il tempo non esiste....

Domenica mattina, temporale notturno, cielo coperto e luminoso insieme. C'è qualcosa che non so ma mi fa stare bene. Credo. Credo sia la sensazione che a tratti dà la vita, senza ragione. Essere al limite del tempo che il Mondo sta vivendo, della Storia che non mi ha ancora scavalcata di un istante. E cioè vivere, ma non nel passato, o nel futuro. Solo nel presente. L'ultimo atto dell'umanità, lo stesso sole per tutti, i fatti. E' qualcosa di inspiegabile, le parole sono l'unico mezzo che ho ma non possono bastarmi per descrivere una sensazione. Ho ancora da qualche parte ciò che ho scritto la prima volta che l'ho provata. Ricordo solo che avevo addosso una camicia jeans, perché scrissi che il mondo era dentro quel taschino, ed io Presente lo portavo a spasso come fosse grande quanto una pallina. L'uomo a volte ha deliri d'onnipotenza... Cioè, io a volte...

Un abbraccio. Alma Gala*

Postato da: galadali alle 11:54 | link | commenti (3) |

sabato, 18 settembre 2004

Io.

…Tre puntini di sospensione...

Somiglio ad uno strano fiore con le spine a cui fa male anche il soffio del vento.

Somiglio ad un corpo che ha bisogno di estreme libertà e di una tana in cui entra a malapena.

Somiglio ad un ossimoro, un'osmosi, un'ossessione.

 A Modena fanno il festival della filosofia. A Bologna la fiera del libro d'arte. A Roma la notte bianca. A Milano Saramago presenta il suo libro con Umberto Eco. A Venezia la Biennale. A Torino chissà che.

Già, bene. Catrame caldo di sicilia sulle ali.

Se passa la devolution sapete di quanto si indebiterà questa regione? Ma che importa a Calderoli e ai suoi cabron, n'est-ce pas? La politica, la letteratura, la filosofia, la terra, lo sviluppo sostenibile, la cristologia, il tedesco, la geografia, il kamasutra, la cronologia del regno di sicilia, il mare, ustica, beslan, la russia, l'hérmitage, il louvre, parigi, i normanni, il meridione, la cassa integrazione, l'alitalia, l'aeroporto, l'aereo, viaggiare, vivere.

Tutto in mente alla velocità della luce, come veniva in mente a bloom, come viene in mente a tutti. Pensi troppo, take it easy, oui, me ne rendo conto.

Inizio a farmi più sconnessa ma non è che m'importi tanto, il post-moderno è finito e con lui moriranno le citazioni, demolire senza sapere cosa fare dello spazio ricreato, e adoro woody allen, il lago dei cigni, il rumore delle foglie secche calpestate.

Prima pioggia di vero autunno oggi, di quella che se soffi esce il fiato caldo come fosse fumo. Che odore magnifico...

A volte ho la tentazione di svelare questo blog a qualcuno che conosco, qualcuno che amavo anni fa e non avvicino da allora. Perché vorrei ancora che sapesse cosa penso, come sto crescendo, quali sogni e delusioni vivo. Ma poi cedo, lascio che il pensiero scivoli inattuato. Perderei l'autonomia che il mio spirito conserva in questo posto. Il piacere che mi riserva entrare qui senza aspettative. L'opposto della strana ansia che mi prende quando accendo il cellulare la mattina, o apro le mie email, o entro in biblioteca e vedo il tipo che mi piace, o arrivo nel mio solito pub e conosco 3/4 della gente che sta lì. Il solito discorso, guardare, ex, new, dimmi dove sei e ti dirò con chi. Certe volte mi chiedo se la gente che riconosco riconosce me. Se i camerieri del pub - ma sì, questo l'abbiamo appurato - sanno che siamo il solito gruppetto, di chi siamo amici, cosa mangiamo o beviamo. "Una pepsi..." "Niente vino stasera?" Mi sento illuminata da un faretto su di un palco.. Come quando al mio tavolo non mancano mai le olive perché sanno che mi piacciono da matti. Sì, ma... mi sento nuda.

Nuda in una città in cui non ho voglia di perdere tutto quello che altrove offre la vita. Sono uscita stasera, cacchio, la cosa più bella è stato passare da una nuova rotatoria. E ho pensato, oh mio dio, sto diventando cenere!

Ma non lo so. Non sono sicura che un giorno sarò in grado di andarmene.

Ai siciliani nessuno ha mai spiegato come amare meno la loro terra nera.

Allora....... Buonanotte, sospesa. G*

 

Postato da: galadali alle 23:39 | link | commenti |

mercoledì, 15 settembre 2004

Il malessere è una cosa difficile da cacciare via, perché non siamo mai abbastanza liberi per fare ciò che ce ne salverebbe.

Ovvero, ci sono persone che non puoi mandare via nonostante la loro presenza ti faccia male, irriti, intristisca, o semplicemente ha un effetto negativo. Perché lo sento, lo sento forte. Quando farei meglio a stare alla larga da certe situazioni. E anzi, di solito faccio questi pensieri riferendomi a qualcuno che mi piace, visto che mi piacciono sempre le persone sbagliate che prima o poi mi fanno stare male. No, quello ormai l'ho capito. Ci sto facendo attenzione, forse ho iniziato a risolverlo. Infatti stasera non penso a questo. Penso ad altre persone, amici, colleghi, conoscenti, ex, parenti. Tutta la gente che per un motivo o un altro vive accanto a me e invece vorrei tanto mandare a fanculo. Alcuni, s'intende.

Per esempio quella mia compagna di liceo che a furia di raccomandazioni è arrivata dove non si meritava proprio.

Per esempio quell'ex che mi sa tanto di gufo. (tuccamu ferru...)

Per esempio quell'altro che mi pedinava telematicamente e in chat si fingeva un amico.

Per esempio quei colleghi che ti chiedono quante materie ti mancano.

- E a che punto sei con la tesi.... minchia, non l'ho ancora chiesta VA BENE?!?!? -

O per esempio le ragazze più belle di me che si siedono in aula studio col tipo che mi piace.

-Che poi se è intelligente come mi sembra, che cacchio ci fa con quelle sottospecie di veline?!...-

Poi premio FANCULO speciale a quelli che parlano di quanto sono bravi e sono fighi e sono belli, e pure a chi mi interrompe mentre voglio stare sola, e uno piccolino ma pieno d’amore a mio fratello che vuole sempre sbirciare cosa faccio su internet, dove vado quando esco e soprattutto quante ore studio al giorno… (anzi sì, fanculo per ogni volta che mi assilla con i libri ed entra senza bussare!!) (va beh, allora pure per quando lascia il bagno in disordine…)

Poi vediamo… sì… come scordare… un ENORME fanculo a tutti quelli che sparlano alle spalle o raccontano pettegolezzi, a quelli che mi fanno stare in ansia perché sanno cose che non vorrei sapessero, a quelli carini che mi guardano ma poi scopro che tanto guardano ogni XXXX che passa, e fanculissimo alla gente con cui mi hanno fatto le corna, ovviamente a chi me le ha fatte, e a chi non me le farà mai perché tanto non gli passa per la testa di mettersi con me….

Fanculizzo quelli che non leggono mai un libro ma intanto sono seduti con il culo al calduccio, quelli che fanno casino quando studio in biblioteca, quelli che lavorano nelle librerie perché vorrei lavorarci io, e allora mettiamoci pure gli atleti delle Olimpiadi perché volevo – che ne so – vincere l’oro per chi mangia più ciliegie appeso sottosopra ad un albero di fichi mentre legge Rilke…

Così mi restano i FANCULO solo per quelli che vivono nelle città d’arte e ogni mattina vanno a lavoro – magari in una libreria – passando insensibilmente davanti alle ville di palladio sul brenta, o davanti una qualunque genialata di bernini, *ehehe, fanculo especial ai borrominiani*, o che possono andare in bicicletta perché abitano in pianura… A quelli che abitano vicino l’università e non fanno un’ora di coda in macchina, uno doppio a quelli che abitano vicino l’università e pure da soli senza mamma e papà alle costole (GRRR…), fanculissimo a chi dividerà la casa con chi cerco di smettere d’amare e se ne godrà il primo risveglio tutte le mattine, a quelli che hanno fatto ciò che volevo e non ho mai potuto, a quelli che non avevano bisogno di dormire tanto quanto me e si sono laureati prima, a quelli dei nuovi ordinamenti, ai pub in cui un bicchiere di martini costa 5€ mentre al supermarket la bottiglia è 8….

Special fuck-off guest della serata…. a quelli che hanno fatto medicina mentre io non ho mai provato il test d’ingresso, agli amici che escono e non mi chiamano, a quelli che mi fanno piangere e non hanno una parola di risposta, a chi ho lasciato da una vita e ancora rompe le palle, a quella compagna delle elementari così falsa e melensa da fare vomitare, alle figlie delle amiche di mia mamma che sono sempre più gentili di me, a chi sa cose che mi riguardano e non me le dice, a chi me le dice, a chiunque mi respiri sul collo e non mantenga la distanza di cui ho enorme bisogno fatevi da parte sono incazzata come una iena.

Stasera, già.

Perché fa caldo e ho le palle un po’ storte. Quando ce vò ce vò.

P.s. Per tutti coloro che avessi dimenticato…… Un delizioso Fanculo in pratica e comoda confezione da viaggio. A domicilio.

G(rrrr….)ALA posseduta dai nervi!

Postato da: galadali alle 22:46 | link | commenti (3) |

lunedì, 13 settembre 2004

Quanta fame di parole... A volte mi sento cadere, in mezzo a tutti questi blog, alle facce, alle mani sulle tastiere, alle descrizioni, ai giochi "amo e odio", alla bravura, alle impressionanti somiglianze, ai pensieri "mi piacerebbe essere altrove".

Ecco. Mi piacerebbe essere altrove. Dove la vita è meno periferica che in una pur grande città siciliana. Meno periferica, dove esci da casa e non incontri necessariamente qualcuno che conosci. 500.000 abitanti, città e provincia. Non sono pochi, ma c'è un gioco di società troppo viziato, in un modo o in un altro sai sempre che scuola hanno fatto, dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

Certe sere la folla dei locali mi assale e confonde. Odio essere vista e non poter vedere.

Ciao, oggi ho visto tuo fratello.

Ma come fai a sapere che sono sua sorella?

Uno strano senso di vetrina, allora giro un po' fra i blog per scavalcare le facciate e guardare direttamente al centro, vedendo e non essendo vista. Ma i baratri forse sono ancora più profondi, com'è profonda ogni anima. - Oddio... una parte di esse almeno...- E allora che succede? Piccola Gala radice avvizzita, cerchi nutrimento e non sai bene come fare. Un giorno, in qualche altro posto. Forse troverò quello che ancora non so neanche di cercare.

Si piangeva, questo pomeriggio. Di città non vissute e cose che non farò mai. Si piangeva, nel letto della stanza di una città...in culo ad un'isola nel Mediterraneo.

Claustrofobia e agorafobia, insieme. Mah...!

Postato da: galadali alle 22:23 | link | commenti |

 

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