Imperare sibi maximum imperium est
Senza mezzi termini, l'amore è qualcosa di assurdo.... Mi ha riaccompagnata a casa stasera, da quanto tempo non uscivamo più insieme? Davanti al cancello tira e molla di sguardi senza baciarmi, e la mia mente corre indietro di quattro anni, quasi lo stesso giorno, era la sera del 28 Luglio2000, la sua macchina rossa che mi porta sotto casa e un bacio che non arriva. Quanto può essere difficile chiudere lo sportello alle mie spalle e salire le scale illuminata dai fanali? Sapere di essere guardata, senza poter vedere, sapere di averlo scritto in faccia che avrei divorato quelle labbra e non averlo potuto fare... Ho avuto ciò che volevo in altri momenti di questi quattro anni. Ma non stasera, e non quella prima sera in cui l'ho desiderato. L'amore che lì ancora doveva nascere e l'amore che oggi sta finendo, che stiamo cercando di distruggere, di allontanare da noi. Sono condizioni simili, anche se 4 anni fa fremevo di desiderio e oggi tremo di dolore. Sono condizioni simili perché l'amore non ha una ragione, nè quando nasce nè quando si incrina. Sto smettendo di studiare per qualche settimana, la mia pelle si inizia a colorare e la mente a distendersi, ma ho più tempo per pensare... Dubito sia un bene. Tornerò a rinchiudermi nella mia torre di carta stampata.
"Smetterai di temere quando avrai smesso di sperare", diceva Seneca. E grazie a Clepto che mi ha insegnato questa frase.
Ho solo una "irrimandabile" urgenza:
FARE. Gala*
Pausa pranzo e sigaretta, domani il mio quinto e ultimo esame di latino. Poi l'ultimo anno di studio e finalmente la Laurea. Reduce da una birra e dal concerto di Alanis, il teatro greco all'imbrunire, le rovine illuminate che tremano alla sua musica, l'Etna sullo sfondo con il mare e il golfo. Odore di cera delle candele che ci hanno dato all'ingresso, Uninvited e Thank You ad accendere di quelle piccole fiamme una platea di migliaia di persone, il buio delle stelle sopra di noi e sulle sue note, ricordi ricordi e ricordi. Avevo diciassette anni quand'è uscito Jagged Lil Pill, si cantava You Learn a scuola la mattina, ne avevo venti quando mi sono lasciata dopo tanti anni con un ragazzo e mi ha mandato un cd con solo Thank You. Ne avevo diciotto quando ridevo con Ironic, ma ridevo ancora ieri sera, e ne avevo ventitre quando ho ritrovato Oughta Know perché ero incazzata di un tradimento, e ventitre quando una mia amica cantava nei pub una cover di Mary Jane, e quella sera che ho tradotto Perfect a chi non sapeva quanto fosse bello quel testo, e oggi che ho tanto urlato non ho voce e mi sento accaldata e contenta. Non avevo mai fatto caso a quanto mi appartenesse quella musica, a quanta vita avesse accompagnato. Non volevo neanche andarci per l'esame di domani... Ma è impagabile quella Taormina piena di gente di tutti i tipi, di posti così belli, di profumi mischiati, di panorami, di vita... E l'autostrada di notte fino a casa, la velocità degli oggetti che ti sfilano accanto. E' una cosa cui ci si abitua pian piano, la velocità. Sempre un po' di più, prendi l'assetto della macchina e senti solo il tuo corpo che la guida, la mente più leggera, il motore, la musica.
Appena finisco gli esami mi riprendo tutta la vitalità che sto lasciando sui libri. Anche a quelli ci si abitua, ma meno dolcemente. Non capisco mai in sostanza se la vita è dentro o fuori dal mondo di Letteratura che ho intorno. Per adesso temporeggiamo.
E ora sui libri, Galarina, corri*
Che senso ha avuto non uscire per non fare tardi ed essere ancora qui sveglia alle due e mezza?
Dovrei concentrarmi sui libri e invece.... penso alla mia giornata assurda. Agli incontri di cui si è riempita, ai sogni di stanotte. E mentre studiavo poco fa alzavo gli occhi dietro i piccoli occhiali nuovi e mi sorprendevo dopo innumerevoli minuti ancora in quella posizione, con la testa finita a miglia da lì, a fare pensieri che non so se conducevo o mi conducevano. Il caldo di questi giorni. I posti di blocco per strada. Il concerto di Alanis. La laurea. Ex. Stanchezza. Bisogno di tempo, voglia di mare, prospettive di pessima estate. Perché sarà già finita quando ancora per me deve iniziare....
Oggi ho studiato sola in un posto bellissimo. Il "Chiostro dei Novizi", o "Giardino delle spezie". Dove i giovani monaci a quanto pare coltivavano le spezie per le loro mense. In un ex-monastero dove ormai passo senza notare il barocco alle finestre, maledicendo chilometrici corridoi del 700 per raggiungere un bagno, un bar, una pausa. Ma niente solita biblioteca oggi, è venerdi e l'avevo dimenticato, era chiusa. Così sono finita nel chiostro, accidenti che bellezza. Ho studiato sotto un pergolato con sedili di pietra, dipinta secoli fa, sbiadita adesso. Ma in mezzo agli alberi e ad enormi cespugli di lavanda, senza scarpe, all'ombra, una gatta incinta, mandarini e carrubbe, piante grasse, solo rumore di uccelli.
Poi fame e stanchezza, motorino, casa, latte e corn flakes, letto. Ho pensato che dev'essere mattina per sentire il gusto del latte, alle sette di sera non aveva sapore. Ho dormito fino a ora di cena e mi sono rialzata per studiare. Ho acceso la radio dopo altre tre ore e mi sono connessa. Ora qui, a ripensare a tutto quello che ho fatto. Qui perché ho deciso di non essere dove sono i miei amici. Che confusione di nozioni, in testa... Spero che dormire riordini tutto, anche questo sfogo irregolare.
Shit... sangue da un neo... Che si fa in questi casi? Brucia! Gala in pasto alle paranoie. - nottata di schifo...-
La stanchezza che ho addosso è pari solo al mio bisogno di silenzio, lontano. Quanto tempo sprecato studiando, e quanto poco tempo dedicato allo studio... Sembra un paradosso ma è così, dipende dai punti di vista. Dipende da quello che voglio, da quanto fa parte di me. Ho un po' voglia di piangere e un po' di dormire, certo non di uscire con la persona con cui sto per farlo. Esperienze opposte, nella mia vita, come sempre. Amicizie troncate prima di finire e amicizie protratte e strascicate ben oltre la loro fine... Stasera mi tocca la seconda opzione, e forse è per questo che le gambe mi sembrano così pesanti da non ruiscire ad alzarmi. Doccia, rivestirsi, macchina, andare da lui. E ridere di cose che non mi fanno più ridere, mamma mia, quanta banalità certe volte. La filantropia non porta da nessuna parte, me ne sto convincendo. Porta a questo sito, forse, ma non al dialogo sostenuto vis-à-vis, non alle parole scambiate fra due anime presenti. Sarò lì ma non ci sarò stasera, e lui vedrà la mia natura sfuggente chiedendosi tutt'al più dove sono finita... Altrimenti non noterà nulla e mangeremo una pizza sparando cazzate. Eccola, la pesantezza che sento. La razionalizzazione che non ho ancora ben fatto. Sono troppo impegnata a studiare per pensare ad altro, e se ad altro mi dedico è l'amicizia che ripaga, o l'amore per tutt'altra persona da cui cerco di "risalire".
Non vado a mare da quasi due settimane, che spreco abitando su un'isola.
Homo homini lupus, diceva Plauto.
Galarina_
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